
La maggior parte dei quali si trova nelle regioni meridionali, dove erano piu' diffusi. Stando all'ultimo rapporto del Cedap (Certificati di assistenza al parto) del 2009, i punti nascita con meno di 500 parti l'anno in Italia sono 153, tra pubblici, privati accreditati e non. L'Accordo del 2010 prevede una riorganizzazione dei punti nascita, non solo sulla base del numero dei nati, ma anche del contesto geografico in cui si trovano. Istituisce inoltre presso il ministero della Salute un Comitato per il percorso nascita il cui compito e' monitorare l'attuazione dell'Accordo, raccogliendo i report che le regioni devono inviare (anche se non obbligatoriamente) ogni 6 mesi. L'ultimo termine era previsto per il 30 giugno, ma a quella data solo otto regioni hanno comunicato i loro dati. Si tratta del Molise, che e' passato da 5 a 3 punti nascita, la Sardegna da 23 a 21, il Veneto da 42 a 40, la Liguria da 13 a 11, la Basilicata da 8 a 5. La Calabria ne ha chiusi 7 pubblici e 2 cliniche private, mentre la Sicilia ha programmato la chiusura di 27 punti, dando tempo fino al primo ottobre per procedere, presentare piani di riconversione, adeguamento e rimodulazione, e rimarra' complessivamente con 42 punti nascita aperti. La Puglia ha stabilito di doverne disattivare 10. La Campania invece, con il 62% di tagli cesarei, effettuati soprattutto nelle strutture private e piu' piccole, non ha chiuso neanche un punto nascita, secondo quanto si e' appreso.




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