
Il mese scorso pubblicammo il commento di Salvo Calì, dello Smi, relativo alla vicenda sui permessi sindacali concessi a Giacomo Milillo, segretario della Fimmg. Arriva la risposta da parte del sindacato italiano dei medici di famiglia che controbatte punto per punto alle accusa dello Smi.
Non esiste nessuna giurisprudenza a supporto della recente interpretazione della normativa convenzionale sui diritti sindacali fatta dalla Sisac e della sua applicazione regionale, mentre esiste, dal 2005 ad oggi, una costante applicazione interpretativa contraria, senza che nel frattempo sia cambiata una virgola dell’art.21 ACN. Nessuno può seriamente sostenere, infatti, che faccia giurisprudenza una ordinanza di rigetto su altro tema e cioè quello di presupposto comportamento antisindacale, lo conferma, questo sì, ampia e certa giurisprudenza, che limita la vincolativitá delle pronunce all'argomento sul quale intervengono. Mai sono state contestate al dottor Milillo ore sindacali attribuite ma non eseguite dai sostituti, a conferma sono state archiviate tutte le posizioni dello stesso e dei suoi sostituti. L’assurdità consiste nel cercare parametri professionali per un numero di ore che nessun Giudice contesta siano di spettanza del Sindacato e da esso legittimamente redistribuite a concorso degli oneri sindacali sopportati, come letteralmente previsto in Convenzione. C’è qualcuno che può ritenere che il Segretario nazionale del più grande Sindacato medico non abbia necessità di una assegnazione congrua, anche se non sufficiente? L’unico abuso nella vicenda è quello interpretativo-applicativo fatto dalle Regioni e dalla Sisac, che depotenziano la rappresentatività della Categoria, decidono autonomamente di non applicare la Convenzione, cercano supporti giuridici inconferenti.
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Fonte: Fimmg
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