
Un banale esame del sangue può rivelare la presenza del 'hscrp' ('proteina c reattiva ad alta sensibilità) nei pazienti: quando questo fattore è presente in 2 mg o più per litro di sangue il tasso di infiammazione viene considerato 'alto' e - in base ad una serie di nuove analisi - un fattore di rischio cardiaco. La nuova ricerca del Brigham and Women hospital di Boston presentata al meeting annuale dell' American Heart Association' a New Orleans, conferma la teoria e fornisce nuove prove in favore dell'uso di medicinali anti-colesterolo anche in pazienti all'apparenza sani e con livelli di grassi nel sangue nella norma. L'analisi guidata da Paul Ridker ha iniziato nel 2003 a prescrivere pillole del farmaco a base di 'rosuvastatina' a circa 9.000 volontari, mentre ad altri 9.000 veniva data una pasticca-placebo. Tutti i pazienti avevano livelli di colesterolo normale ma un'elevata presenza di 'proteina c reattiva' (dai 2 mg in su' per litro) nel sangue. Lo studio è stato interrotto anticipatamente sulla prevista data di chiusura per i benefici emersi nei volontari che prendevano il medicinale vero e proprio.

Durante l’ESC Congress 2025, l’annuale congresso della Società Europea di Cardiologia svoltosi a Madrid dal 29 agosto al 1° settembre, sono stati presentati importanti aggiornamenti clinici riguardanti la gestione dell’ipercolesterolemia.

Con pazienti sempre più giovani e oltre 14.400 procedure all'anno in Italia, la pianificazione a lungo termine diventa il nuovo punto di riferimento della cardiologia interventistica

L’OMS e i partner internazionali lanciano una roadmap globale 2026-2035 per contrastare preeclampsia ed eclampsia, rafforzando ricerca, diagnosi, accesso ai medicinali, assistenza clinica e sistemi sanitari.

Gli esperti richiamano l'attenzione sulla diagnosi precoce e sull'importanza di estendere lo screening ai familiari dei pazienti
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