
La legge di Bilancio 2027 aumenta le risorse destinate alla sanità, ma lascia senza risposta la questione dei contratti dei medici dell'ospedalità privata. A denunciarlo è la Confederazione italiana medici ospedalità privata (Cimop), che richiama l'attenzione su una situazione contrattuale caratterizzata da ritardi particolarmente rilevanti: nelle strutture aderenti ad Aiop il contratto risulta scaduto dal 2005, mentre quello delle strutture Aris, rinnovato nel 2020, è nuovamente scaduto nel giugno 2023.
La questione riguarda professionisti che operano anche in strutture accreditate con il Servizio sanitario nazionale e che, secondo il sindacato, continuano a subire un divario retributivo rispetto ai colleghi impiegati nella sanità pubblica.
Carmela De Rango, segretario nazionale della Cimop, riconosce il valore di alcuni interventi annunciati dal Governo, ma contesta l'assenza di iniziative rivolte al personale medico del settore privato. "Va bene attenzionare alcuni settori nevralgici, come il fondo sanitario, il pronto soccorso, il sostegno ai fragili, il Ssn. Ma mi chiedo perché nella manovra di bilancio non ci sia spazio per il rinnovo dei contratti della sanità privata, scaduti ormai da vent'anni", dichiara.
Due sistemi contrattuali e un divario retributivo
Il problema sollevato dalla Cimop riguarda la differenza tra il ruolo delle strutture private nell'erogazione dell'assistenza sanitaria e le condizioni economiche riconosciute ai professionisti che vi lavorano. L'accreditamento delle strutture private consente la loro partecipazione all'offerta di prestazioni del Servizio sanitario nazionale, ma non determina automaticamente l'equiparazione dei contratti di lavoro a quelli del settore pubblico. Le condizioni retributive e normative restano disciplinate dai rispettivi contratti collettivi, con differenze che possono diventare particolarmente marcate quando i rinnovi vengono rinviati per molti anni.
È su questo aspetto che insiste De Rango, ricordando la diversa situazione delle due principali associazioni datoriali. "Nelle strutture Aiop il contratto è scaduto nel 2005; nelle strutture Aris, dove Cimop ha ottenuto un rinnovo nel 2020, il contratto è nuovamente scaduto nel giugno 2023", precisa la segretaria nazionale.
Il ritardo nei rinnovi assume un significato che va oltre il mancato aggiornamento delle retribuzioni. La prolungata applicazione di accordi scaduti può infatti incidere anche sull'evoluzione delle condizioni normative e sul riconoscimento delle responsabilità professionali, in un settore attraversato da trasformazioni organizzative e assistenziali.
La denuncia del dumping contrattuale
La Cimop definisce la situazione un caso di "vero e proprio dumping salariale e contrattuale all'interno dello stesso Servizio Sanitario Nazionale", sottolineando la disparità tra medici che svolgono attività assistenziali analoghe in strutture pubbliche e private. "Pur svolgendo le stesse mansioni dei colleghi impegnati in strutture pubbliche, hanno un salario minore", afferma De Rango, secondo cui il protrarsi dello stallo rischia di compromettere il riconoscimento economico e professionale dei medici dell'ospedalità privata.
Il termine dumping rappresenta la valutazione del sindacato, mentre il dato contrattuale richiamato dalla Cimop è quello della mancata conclusione dei rinnovi. Le differenze economiche tra i due settori dipendono anche da sistemi di classificazione, organizzazione del lavoro e istituti retributivi non completamente sovrapponibili. Resta tuttavia la questione dell'adeguamento dei trattamenti economici dopo periodi così prolungati.
Le risorse della manovra e il personale della sanità privata
La posizione della Cimop non si traduce in una bocciatura complessiva degli stanziamenti sanitari. Il sindacato valuta positivamente l'incremento di 3,4 miliardi del Fondo sanitario nazionale, gli interventi annunciati per i medici dei pronto soccorso, le misure di efficientamento energetico degli ospedali e le risorse rivolte alle persone con Alzheimer e demenza.
"Tutti provvedimenti sacrosanti, sia chiaro. Ma proprio in un'ottica ampia che intenda abbracciare tutti i comparti sanitari del Paese, spiace constatare come il contratto dei medici della sanità privata sia stato nuovamente escluso", osserva De Rango. La richiesta del sindacato riguarda quindi il riconoscimento di una componente del personale sanitario che contribuisce all'erogazione delle prestazioni, ma che non beneficia direttamente degli interventi retributivi destinati ai dipendenti pubblici.
Il rinnovo dei contratti della sanità privata resta una materia di contrattazione collettiva tra organizzazioni sindacali e associazioni datoriali. La critica alla manovra riguarda l'assenza, secondo la Cimop, di misure capaci di favorire una soluzione dello stallo e sostenere economicamente gli adeguamenti richiesti.
La vicenda evidenzia una questione più generale: l'integrazione tra erogatori pubblici e privati nell'assistenza sanitaria non si accompagna necessariamente a condizioni di lavoro omogenee. Ed è proprio questa distanza, secondo la Cimop, che la programmazione delle risorse sanitarie dovrebbe contribuire a ridurre.

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