
Un vaccino terapeutico costruito sulle caratteristiche molecolari del tumore del singolo paziente potrebbe ampliare le opzioni di trattamento del melanoma. Merck e Moderna hanno annunciato i risultati di uno studio di fase 3 su oltre 1.100 persone: l’aggiunta di intismeran autogene a pembrolizumab, commercializzato come Keytruda, ha ridotto del 42% il rischio di recidiva o morte rispetto al solo pembrolizumab.
Il beneficio riguarda anche il rischio di diffusione della malattia, diminuito del 38%. A due anni, la quota di pazienti senza malattia era dell’82,2% con l’associazione e del 70% con la sola immunoterapia: una differenza di 12,2 punti percentuali. Il 42% esprime quindi una riduzione del rischio rispetto al controllo, non una percentuale di guarigione.
Il protocollo prevedeva nove dosi del vaccino insieme a pembrolizumab, con avvio della combinazione 13 settimane dopo l’intervento di rimozione delle lesioni. I risultati saranno presentati il 24 ottobre al congresso della European Society for Medical Oncology, a Madrid.
Due strategie complementari contro il tumore
Il trattamento sperimentale utilizza la tecnologia a mRNA per indirizzare la risposta immunitaria verso bersagli legati alle mutazioni specifiche della neoplasia. Le cellule del paziente ricevono le istruzioni per produrre componenti tumorali riconoscibili dal sistema immunitario, favorendo una risposta diretta contro il tumore.
Pembrolizumab agisce invece rimuovendo un freno alla risposta immunitaria sfruttato dalle cellule neoplastiche per sottrarsi all’attacco. L’associazione combina quindi il riconoscimento di bersagli personalizzati con il potenziamento dell’attività immunitaria antitumorale.
Le aziende stanno preparando la domanda di autorizzazione negli Stati Uniti. L’amministratore delegato di Moderna, Stéphane Bancel, prospetta un possibile lancio nel 2027: una previsione aziendale, non un’approvazione già ottenuta.
La combinazione è in sperimentazione anche nei tumori del rene, della vescica e del polmone, ma l’entità del beneficio in queste indicazioni resta da verificare. Anche nel melanoma il proseguimento dello studio sarà importante per valutare la durata dell’effetto e la sopravvivenza globale: su quest’ultimo parametro i dati sono ancora immaturi.




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