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NSCLC con mutazione EGFR e resistenza a MET: osimertinib e savolitinib migliorano sopravvivenza e controllo della malattia

Lo studio di fase III SAFFRON mostra che l’associazione di osimertinib e savolitinib migliora la sopravvivenza nei pazienti con NSCLC EGFR-mutato e alterazioni di MET dopo progressione al trattamento con osimertinib.
NSCLC con mutazione EGFR e resistenza a MET: osimertinib e savolitinib migliorano sopravvivenza e controllo della malattia
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Nel carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC) con mutazione di EGFR, la comparsa di resistenze durante il trattamento con osimertinib può essere associata ad alterazioni di MET. In questo contesto, la combinazione di osimertinib e savolitinib ha dimostrato un beneficio significativo rispetto alla chemioterapia a base di platino, prolungando sia la sopravvivenza libera da progressione (PFS) sia quella globale (OS). A documentarlo sono i risultati dello studio internazionale di fase III SAFFRON, presentati al Congresso ESMO 2026 e pubblicati contestualmente sul New England Journal of Medicine.

Lo studio ha coinvolto 338 pazienti con NSCLC localmente avanzato o metastatico, mutazione di EGFR e sovraespressione o amplificazione di MET, la cui malattia era progredita dopo un precedente trattamento con osimertinib. I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere la combinazione di osimertinib e savolitinib (171 pazienti) oppure la chemioterapia (167 pazienti).

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Il trattamento con osimertinib e savolitinib ha ridotto del 45% il rischio di progressione della malattia o morte rispetto alla chemioterapia (HR 0,55; IC 95%: 0,42-0,72; p<0,001). La PFS mediana, valutata attraverso una revisione centrale indipendente in cieco, è stata di 7,6 mesi con la combinazione, contro 5,4 mesi nel gruppo di confronto. Il vantaggio si riflette anche nei dati a un anno: il 36% dei pazienti trattati con i due farmaci era ancora libero da progressione, rispetto al 10% di quelli sottoposti a chemioterapia.

Il beneficio ha riguardato anche la sopravvivenza globale, endpoint secondario chiave dello studio. La mediana ha raggiunto 17,8 mesi con osimertinib e savolitinib, rispetto ai 12,9 mesi osservati con la chemioterapia, con un prolungamento di 4,9 mesi. La combinazione ha inoltre ridotto del 32% il rischio di morte (HR 0,68; IC 95%: 0,50-0,91; p=0,010). A 12 mesi, la quota stimata di pazienti ancora in vita era del 70% nel gruppo trattato con la combinazione e del 53% nel gruppo di controllo.

L'analisi dei sottogruppi ha mostrato un beneficio in termini di PFS sia nei pazienti con sovraespressione sia in quelli con amplificazione di MET. Nel primo gruppo, la PFS mediana è stata di 8,5 mesi con osimertinib e savolitinib e di 5,6 mesi con la chemioterapia; nel secondo, rispettivamente di 7,6 e 4,2 mesi.

Il profilo di sicurezza della combinazione è risultato gestibile e coerente con quello già noto dei singoli farmaci, senza l'emergere di nuovi segnali. Eventi avversi di grado 3 o superiore, insorti durante il trattamento e dovuti a qualsiasi causa, sono stati registrati nel 64% dei pazienti trattati con osimertinib e savolitinib e nel 63% di quelli sottoposti a chemioterapia. La durata mediana dell'esposizione è stata rispettivamente di 8,5 e 3,5 mesi.

Sulla base dei risultati di SAFFRON, è stata presentata alla Food and Drug Administration (FDA) statunitense una domanda di autorizzazione per la combinazione nel trattamento dei pazienti con NSCLC localmente avanzato o metastatico, caratterizzato da sovraespressione o amplificazione di MET e progredito durante o dopo una terapia con inibitori della tirosin-chinasi di EGFR (EGFR-TKI).

I risultati dello studio SAFFRON si basano sui dati raccolti fino al 6 luglio 2026. La ricerca è stata condotta da AstraZeneca e HUTCHMED, che sviluppano congiuntamente savolitinib (Orpathys), commercializzato da AstraZeneca.

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