
Il maggior numero è nella sanità. Si va verso il decreto Madia: stop ai co.co.co, si apre all'apprendistato
Non più soluzioni 'last minute' a fine anno, ogni anno, ma un piano ad hoc per risolvere una volta per tutte la piaga del precariato nel pubblico impiego. Il ministero guidato da Marianna Madia sta, infatti, mettendo a punto un meccanismo che replichi su grande scala il modello utilizzato l'estate scorsa per le maestre delle scuole dell'infanzia, consentendo alle amministrazioni di dirottare ad assunzioni stabili la spesa finora stanziata per posti a tempo. I sindacati premono affinché sia data una risposta subito, lamentano migliaia di precari in tutta la P.a: dal conto annuale della Ragioneria emergono 82mila tempi determinati e 37mila collaborazioni (che sommate alle altre forme di lavoro flessibile sfiorano le 300 mila unità).
E anche l'Europa ha da tempo acceso i fari sulla questione. Il governo dovrebbe inserire la roadmap per le assunzioni straordinarie già nel decreto attuativo della riforma della P.
D'altra parte la Cisl, con il segretario confederale Maurizio Bernava, individua 5 grandi capitoli per il nuovo Statuto del pubblico impiego di cui due dedicati proprio al reclutamento: la via principale per l'accesso nella P.a. sarà il concorso, con il passaggio dalle dotazioni organiche ai fabbisogni, e verranno posti precisi paletti a forme di lavoro flessibile. Se i co.co.co verranno aboliti dal prossimo anno, si apriranno invece le porte agli apprendisti di alto livello, come "ingegneri, architetti, informatici". Per il responsabile settori pubblici della Cgil, Michele Gentile, introdurre l'apprendistato può essere una buona idea a patto che ci sia un "quadro complessivo", che abbia come obiettivo la riduzione del precariato.
D'accordo anche la Uil con il segretario confederale Antonio Foccillo, che guarda anche al telelavoro come nuova frontiera, ma che mette in guardia da possibili impasse giuridiche. Per il sindacalista della Uil il decreto delegato della riforma Madia potrebbe infatti non essere abbastanza capiente per dare conto di tutte le questioni in ballo, incluso l'accordo del 30 novembre, dove si gettano le basi per riequilibrare il rapporto tra contratto e legge a favore del primo. "Se qualcuno paventa il rischio di un eccesso di delega" allora, suggerisce, "che si faccia un altro decreto".
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