
Fatturato di 40-60 miliardi di euro, 14 milioni i viaggiatori
Il turismo medico è in forte crescita, e i 40-60 miliardi di euro di fatturato mondiale cresceranno al ritmo del 25% l'anno per la prossima decade. Lo hanno affermato gli esperti all'Itb di Berlino, una delle principali fiere sul turismo che quest'anno aveva un padiglione dedicato al settore. Ogni anno si stima che 12-14 milioni di viaggiatori partano per effettuare cure mediche fuori dal paese di origine.
"Ci sono diverse ragioni - spiegano gli organizzatori in un comunicato -.
Paesi come Usa, Turchia, Thailandia, Singapore o la stessa Germania hanno flussi sia in entrata che in uscita, sottolinea l'organizzazione Medical Travel Quality Alliance, che ha decretato la Asklepios Klinik Barmbek di Amburgo come la migliore clinica per chi vuole curarsi all'estero, seguita dal Clemenceau Medical Center di Beirut e dal Fortis Hospital Bannerghatta in India. Fra i paesi emergenti per l'accoglienza c'è invece Dubai, che ha costruito una rete di 42 ospedali privati dedicati solo ai pazienti stranieri.
Sono 13 milioni gli italiani con almeno due patologie. La multimorbilità cresce con l’età e si concentra negli over 75.
Focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio: aumenta la spesa privata e triplicano gli iscritti ai fondi sanitari, con effetti sull’equità del sistema.
Secondo dati diffusi dall’Associazione Luca Coscioni, la procedura farmacologica sfiora il 60%. Persistono forti differenze territoriali e limiti organizzativi.
Dati ISTAT e allarme AUPI. Gli psicologi chiedono politiche strutturate su educazione digitale, prevenzione e ruolo delle piattaforme.
Il sindacato dei medici di medicina generale contesta il metodo seguito sulla riforma dell’assistenza territoriale: “Nessun confronto preventivo”
L’indagine della società scientifica dell’emergenza-urgenza fotografa un sistema ancora in forte sofferenza: sottorganico diffuso, boarding e ricorso stabile ai gettonisti
Il ministro difende il progetto di riforma della medicina territoriale e rilancia il ruolo delle Case di comunità: “Non smantelliamo i medici di famiglia”
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