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Ostetrica non vaccinata contrae il morbillo: è emergenza

Scatta l'allarme da Regione e Ministero: monitorati tutti i contatti dell'operatrice
Infettivologia

Un'ostetrica non vaccinata del reparto di Ostetricia e Ginecologia dell'Ospedale di Senigallia si ammala di morbillo: nel nosocomio scatta il piano d'emergenza, tutti i contatti dell'operatrice vengono monitorati, e i 5-6 bimbi nati nel periodo a rischio di contagio, per un mese verranno richiamati in pediatria una volta alla settimana per un 'follow up'. Sono pienamente attivate insomma ''le procedure antidiffusione'', assicura il direttore medico di presidio Silvana Seri, ma per tanti genitori l'ansia resta grande. 

''Siamo purtroppo di fronte ad una situazione preoccupante'' riconosce il presidente della Commissione regionale Sanità Fabrizio Volpini, ''anche se il sistema di sorveglianza ha funzionato egregiamente'', e l'ostetrica ha assistito direttamente ad un solo parto. Quale sia il timore lo spiega senza giri di parole l'immunologo Roberto Burioni in un post su Facebook. E' un ''guaio grosso'', afferma. ''Il morbillo, contratto durante la gravidanza, è una eventualità grave che può portare a conseguenze drammatiche per il feto. Se una delle donne gravide con cui l'ostetrica è entrata in contatto ha contratto l'infezione, in questo momento, insieme al bimbo che porta in grembo, è in serio pericolo''.    L'operatrice è in malattia dal 20 agosto (ha anche la polmonite), la segnalazione è arrivata alla Direzione sanitaria dell'ospedale il 25 agosto, giorno in cui il Servizio Isp-Malattie Infettive ha avviato l'indagine epidemiologica. 

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Secondo le norme del ministero della Salute sono state raggiunte telefonicamente tutte le donne che avevano avuto contatti con l'ostetrica, sono stati predisposti un percorso e ambienti dedicati per un'eventuale terapia con Immunoglobuline, e identificate e rintracciate le pazienti assistite dall'operatrice nei giorni antecedenti il 20 agosto, per monitorare l'eventuale comparsa di sintomi compatibili con il morbillo per un periodo corrispondente a quello dell'incubazione. Alla fine vengono vaccinati due genitori di neonati, un operatore sanitario e due contatti familiari dell'ostetrica, mentre altri 6 operatori dell'ospedale non immuni dal morbillo (4 del reparto di Ostetricia e 2 di Radiologia) vengono temporaneamente allontanati dal servizio.

''Anche questa vicenda - sottolinea Volpini, medico di base e pro vax militante - dimostra che vaccinarsi è un atto di protezione collettiva'', per l'immunità dell'intera comunità, compresi i soggetti che, come i neonati o gli immunodepressi, non possono vaccinarsi. E l'obbligo per Volpini andrebbe esteso anche al personale sanitario non vaccinato.    Da inizio anno in Italia sono già 263 gli operatori che hanno contratto il virus e 3.600 i casi di morbillo. 53 quelli notificati nelle Marche, per l'89% persone non vaccinate. Nella regione, dove il movimento free vax è consistente (lo si è visto con la manifestazione dei 40 mila radunati a Pesaro l'8 luglio), nel 2016 la copertura vaccinale nei bambini a 24 mesi per una dose di vaccino contro morbillo, parotite, rosolia è stata solo dell'83%. Sotto la media nazionale, che è pari all'87%.

Gli operatori sanitari come l'ostetrica il cui caso è emerso oggi possono fare da 'untori per il morbillo, diffondendo l'infezione nelle comunità, e per questo dovrebbero essere vaccinati. Lo afferma Pier Luigi Lopalco, epidemiologo dell'università di Pisa il cui gruppo ha appena descritto sulla rivista Eurosurveillance il caso di un ospedale italiano da cui sono partiti 34 contagi. 

"Il problema esiste - spiega Lopalco - noi esperti di sanità pubblica cerchiamo di farlo venire a galla da tempo. Il morbillo ha una situazione epidemiologica particolare, parliamo di persone di 30-40 anni, che quindi non sono immunizzate perché all'epoca non c'era il vaccino. Mentre una persona di questa età che lavora in ufficio ha poche probabilità di prenderlo, per chi sta in ospedale il rischio c'è, e a sua volta può diffondere la malattia. Nel nostro studio abbiamo seguito e caratterizzato 34 contagi secondari, dimostrando che molti partivano proprio da personale sanitario".    Lopalco è tra i promotori della 'Carta di Pisa', un documento sottoscritto da molte società scientifiche in cui si afferma l'importanza della vaccinazione per gli operatori.

"Per morbillo e rosolia non ci sono regole, è tutto lasciato all'iniziativa del singolo - sottolinea -. Noi vogliamo attivare una discussione su questo tema per arrivare a una forte raccomandazione, se non a un vero e proprio obbligo. Il problema è più che altro di offerta: non a caso l'unico vaccino con tassi alti tra gli operatori è quello per l'epatite B, che i medici del lavoro consigliano attivamente. Per gli altri non c'è un'offerta attiva, e di conseguenza l'operatore non ci pensa. Lo stesso vale ad esempio per il vaccino antinfluenzale, che ha tassi forse minori rispetto al morbillo e su cui pure dovremmo insistere".

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