
Test su trenta bambini a Napoli. Con la lievitazione veloce invece i liveli glicemici sono arrivati a picchi elevati
Una pizzeria trasformata in un laboratorio di ricerca universitaria, trenta bimbi affetti da diabete a fare da volontari assaggiatori, medici, ricercatori, camerieri ed 'infornatori': tutti in campo per difendere la pizza napoletana per anni accusata, da larga parte della letteratura medica internazionale, di essere "junk food", cibo spazzatura, capace di rendere ingestibile per i pazienti la glicemia a causa degli zuccheri contenuti nell'impasto. Un vero veleno per i diabetici, specie quelli di tipo 1 ('giovanile').
Ad organizzare l'originale test è stato il Centro regionale di Diabetologia Pediatrica "G. Stoppoloni" della Azienda Ospedaliera Universitaria dell'Ateneo campano "Luigi Vanvitelli", diretta dal professor Maurizio Di Mauro.
''Abbiamo controllato i livelli di glicemia per l'intera notte successiva - ha spiegato Iafusco - e abbiamo verificato che i bambini che hanno mangiato la pizza a lenta lievitazione hanno avuto un andamento glicemico stabile mentre per chi ha mangiato pizza con lievitazione veloce si è registrata una variabilità glicemica molta elevata''. I dati emersi dal test hanno reso felici i medici che hanno avuto la conferma sul campo della loro teoria ma i più contenti di tutti, e lo si vedeva dai loro sguardi mentre addentavano le fumanti Margherite, sono stati sicuramente i bambini.
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