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Veneto: fischietti anti attacco ai medici

Progetto sperimentale per sei mesi dopo il raddoppio dei casi
Sanità pubblica

Medici e infermieri degli ospedali muniti di fischietto da oggi, per scongiurare il rischio di aggressioni da parte di esagitati e malintenzionati, sempre più frequenti negli ambulatori e nei reparti: 3000 all'anno, secondo la Fiaso (la federazione nazionale di Asl e ospedali). L'esperimento sarà condotto in Veneto, dove l'Ulss n.4, che ha competenza sui comuni della fascia nordorientale, ha fornito ai propri dipendenti un fischietto da usare in caso di emergenza.  Quello delle aggressioni verbali e fisiche a medici e infermieri è un piccolo 'bollettino' di guerra in Italia, che non risparmia alcuna regione. La cronaca riporta anche violenze sessuali o omicidi, come quelli di Maria Monteduro, nel 1999 a Gagliano del Capo (Lecce), e della guardia medica Roberta Zedda, nel 2003 a Solarussa (Oristano), uccisa a coltellate dopo un tentativo di stupro.

Ogni giorno si registra una media di 10 episodi, rileva la Fiaso, mentre i casi avvenuti in tutto il 2017 nella penisola sarebbero 1.420 secondo l'Ordine dei Medici Chirurghi Odontoiatri di Roma. Fatti che sono stati registrati soprattutto in Puglia, Sicilia, Sardegna e Lombardia.  Da un sondaggio del 2015 di Emergency Live, risulta che solo il 10% del personale d'emergenza aggredito ha sporto denuncia al termine del servizio o nei giorni successivi. L'ultima aggressione, in ordine di tempo, risale a ieri: una dottoressa colpita al viso dai parenti di un paziente a Giugliano (Napoli), terra in cui la Cri ha pensato di aggiungere alla sua formazione di tipo sanitario anche un corso 'speciale' di autodifesa. I 'motivi' che scatenano la violenza in pazienti e parenti dei degenti sono i più disparati: ritardi dei referti o delle visite, a volte un semplice invito ad uscire dalla stanza. Com'è avvenuto a Palermo il 12 aprile scorso, quando era stato chiesto ai familiari di un paziente di allontanarsi il tempo necessario per la distribuzione del pasto.

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Qualche settimana prima, il 14 marzo a Catania, una dottoressa era stata picchiata da due uomini ai quali aveva chiesto di lasciare la stanza dove era appena giunto il fratello di questi, in seguito ad un incidente stradale.  Preoccupata dal raddoppio delle aggressioni nel 2017 nei suoi reparti (45 casi nel 2017 contro i 23 dell'anno precedente), l'Ulss ha messo in mano 200 fischietti a medici, infermieri e personale sanitario, per un periodo sperimentale di 6 mesi. Il personale ha anche ricevuto le istruzioni sulle modalità di impiego, che saranno differenti in relazione al contesto di utilizzo. "Il fischietto - spiega il dg Carlo Bramezza - verrà utilizzato dall'operatore in caso di pericolo, per richiamare l'attenzione dei colleghi o di altre persone, che possono così accorrere in aiuto".

Sanità pubblica
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