
Indagine di Cittadinanzattiva, i "tempari" sono una logica da contrastare
Almeno quattro Regioni italiane, Lazio, Liguria, Marche e Molise, prevedono 'visite a cronometro', ovvero disposizioni regionali o iniziative di singole aziende sanitarie locali sui minuti da dedicare alle visite mediche. E' quanto emerge dall'indagine di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, presentata ieri a Roma. I cosiddetti 'tempari', introdotti per ridurre i tempi delle liste d'attesa nella sanità pubblica, sono stati oggetto di contestazioni che hanno portato anche il Tar ad intervenire con una sentenza che di fatto bocciava il provvedimento introdotto nella regione Lazio.
Ma, dai questionari inviati da Cittadinanzattiva agli assessorati alla sanità, emerge che tra le 13 Regioni che hanno risposto alla domanda 'sono previste disposizioni sui minuti da dedicare alle visite?', in 4 hanno risposto sì: oltre, come noto, al Lazio, anche Liguria, Marche, Molise.
"Il regionalismo sanitario fa sì che la situazione dei 'tempari' sia a macchia di leopardo e tra l'altro senza un monitoraggio organico", commenta Antonio Magi, segretario del Sumai, sindacato unico dei medici ambulatoriali italiani e promotore del ricorso al tribunale amministrativo. "In materia non esiste un'anagrafe precisa né numeri organici a livello nazionale. Alcune regioni stanno provando a introdurre provvedimenti simili, come Sardegna e Toscana, ma i tentativi per ora sono bloccati a seguito della sentenza del Tar del Lazio".
Sono 13 milioni gli italiani con almeno due patologie. La multimorbilità cresce con l’età e si concentra negli over 75.
Focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio: aumenta la spesa privata e triplicano gli iscritti ai fondi sanitari, con effetti sull’equità del sistema.
Secondo dati diffusi dall’Associazione Luca Coscioni, la procedura farmacologica sfiora il 60%. Persistono forti differenze territoriali e limiti organizzativi.
Dati ISTAT e allarme AUPI. Gli psicologi chiedono politiche strutturate su educazione digitale, prevenzione e ruolo delle piattaforme.
La bozza Schillaci introduce due modelli per i medici di famiglia: convenzionati e dipendenti. Obiettivo: far funzionare la sanità territoriale senza superare del tutto l’impianto attuale. I sindacati: “Restano tutte le criticità”
Dal Dfp 2026 nessuna inversione di tendenza: spesa sanitaria ferma al 6,4% del Pil e previsioni riviste al ribasso. Cartabellotta: “Lo squilibrio ricadrà su Regioni e cittadini”
La società scientifica dei medici di medicina generale chiede una visione complessiva del SSN. “Modelli ospedalieri applicati al territorio rischiano di essere un errore”
Dopo i chirurghi ospedalieri interviene anche l’Icors. Nel mirino le raccomandazioni Hta: “Rischio di sottostimare i benefici nel medio-lungo periodo”
Commenti