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In aumento le malattie maschili: ancora molta ignoranza sulla materia

Urologia Redazione DottNet | 15/10/2018 15:13

Urologi, più tumori, patologie benigne e disfunzioni erettili. Campagna informativa anche in farmacia

Aumentano le patologie urologiche, dai tumori alla prostata alla disfunzione erettile, ma è molto difficile arginarle visto che troppi maschi non sanno neanche dove si collochi la prostata o addirittura pensano si tratti di un organo femminile. L'allerta arriva dal congresso della Società Italiana di Urologia (Siu) di Riccione.  "Con l'invecchiamento della popolazione c'è una maggiore incidenza della patologia prostatica benigna, che incide molto sulla qualità della vita perchè ad esempio costringe ad alzarsi diverse volte di notte - spiega Vincenzo Mirone, responsabile della comunicazione SIU e ordinario di urologia all'Università Federico II di Napoli -. Inoltre aumentano i tumori della prostata e le disfunzioni erettili, un fenomeno accentuato dal fatto che ora c'è richiesta di sessualità anche nell'anziano".

I numeri di queste patologie sono importanti, sottolinea l'esperto, con la patologia prostatica benigna che è la seconda per incidenza di costo dopo l'ipertensione, circa 3 milioni di italiani che soffrono di disfunzione erettile e 32mila casi di tumore della prostata l'anno.

"Per far fronte all'aumento l'urologo dovrebbe diventare come il ginecologo per la donna - sottolinea Mirone -. Invece proprio una ricerca che presentiamo ci dice che un numero considerevole di maschi non sa neanche dov'è la prostata, figuriamoci se pensa a curarla". Lo studio dell'Associazione Europea di Urologia è stato condotto su 2.500 uomini di 5 nazioni diverse, Francia, Germania, Italia, Spagna, Regno Unito. Il 54% dei maschi europei ignora di avere la prostata, e anzi pensa che sia un organo femminile, mentre il 27% del campione non è in grado di posizionarla all'interno del corpo. Il 27% degli intervistati, hanno rilevato inoltre gli esperti, non sa che potrebbe ammalarsi di tumore. "Avere coscienza dei sintomi - aggiunge Walter Artibani, segretario generale SIU e direttore del Dipartimento di Urologia dell'Aou di Verona - è il fattore chiave per la diagnosi precoce; ad esempio, un sensibile numero di morti nei tumori maschili si verifica proprio perché la maggior parte degli uomini non affronta precocemente le proprie condizioni di salute".

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La conferma arriva anche dall'indagine, secondo cui il 43% degli uomini non si recherebbe dal medico in caso di sangue nelle urine; il 23% aspetterebbe più di un mese prima di chiedere una consulenza per una frequente voglia di urinare; il 28% andrebbe dal medico solo dopo oltre una settimana dalla comparsa di bruciore o dolore alla minzione contro solo il 17% in grado di associare un dolore nella parte inferiore dell'addome a un possibile problema serio. Per sensibilizzare sul tema è ripartita in Italia, con il contributo non condizionante di Menarini, la campagna #Controllati. Consigli, informazioni, contatti in assoluta privacy sul sito www.controllati.it. Inoltre, dal 17 ottobre al 30 novembre, tremila farmacie distribuiranno materiali informativi e daranno visibilità al sito.

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