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Muore Fernando Aiuti: lottò contro l'Aids

Era ricoverato al Gemelli per una cardiopatia: è precipitato dalle scale. Si ipotizza un suicidio
Sanità pubblica

 E' precipitato per oltre dieci metri nella tromba delle scale adiacenti al reparto di medicina generale del Policlinico Gemelli, dove era ricoverato per una grave cardiopatia. Le sue pantofole erano sul pianerottolo da dove è caduto. E' morto così, a 84 anni, l'immunologo Fernando Aiuti, medico ricercatore e pioniere nella lotta contro l'Aids.  Sul suo decesso, la Procura di Roma ha aperto un'inchiesta e non si esclude l'ipotesi del suicidio. Al momento nel fascicolo della Procura non è stato ipotizzato alcun reato, ma nelle prossime ore il pm potrebbe procedere per omicidio colposo o istigazione al suicidio.

Il corpo di Aiuti è stato trovato in mattinata riverso sul pavimento, dopo una caduta dal quarto piano del reparto dove si trovava, e non sono state individuate tracce di sangue né sulla balaustra né sulle scale del reparto. Sarà ora l'autopsia, che sarà eseguita all'istituto di medicina legale della Sapienza, a dover fare chiarezza ed il medico legale dovrà verificare se Aiuti abbia assunto farmaci particolari o se sia stato colpito da infarto. L'immunologo era ricoverato per una cardiopatia ischemica da cui era da tempo affetto e che lo aveva già costretto ad altri ricoveri e trattamenti anche invasivi. Più recentemente, il suo quadro cardiologico si era aggravato.   Immunologo di fama mondiale, ha dedicato gran parte della sua attività alla lotta all'Aids: attraverso la ricerca ma anche gesti provocatori. Fece il giro del mondo la foto-simbolo scattata nel 1991 durante un congresso a Cagliari, che ritrae Aiuti mentre bacia sulla bocca la giovane sieropositiva Rosaria Iardino, che aveva in cura.

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Lo fece per dimostrare che l'Hiv non si poteva contrarre con un bacio e che non c'era nulla da temere nello scambiare effusioni con una persona sieropositiva: "Porterò con me per sempre il suo coraggio", commenta oggi Iardino. Sempre in prima linea, è stato tra l'altro fondatore nel 1985 e primo presidente dell'Associazione nazionale per la lotta contro l'Aids (Anlaids). Con oltre 600 pubblicazioni scientifiche a sua firma, nel 1992 ebbe il titolo di Cavaliere di Gran Croce al Merito della Repubblica e nel 2010 fu nominato dal ministro dell'Istruzione - su proposta del Senato Accademico dell'Università Sapienza di Roma - professore emerito a vita.  "La scienza oggi piange un grande uomo. Sono certa che il suo grande impegno vivrà attraverso il lavoro di Anlaids", ha affermato in un tweet il ministro della Salute Giulia Grillo. Aiuti è stato "una figura simbolo" per il presidente onorario di Arcigay Franco Grillini, mentre lo ricorda come "lo scienziato che con i suoi studi ha salvato migliaia di vite" il vice presidente del Senato Roberto Calderoli.

"Perdiamo un pioniere nella lotta all'Aids, ha affermato il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e l'ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin sottolinea come con Aiuti "se ne va un pezzo importante del mondo scientifico". In prima linea fino alla fine: "L'ho visto pochi giorni fa, abbiamo parlato di questioni legate all'Aids ed era combattivo come sempre. Lo conoscevo da 40 anni, uno degli assoluti pionieri della lotta all'Hiv, uno dei primi a lottare perchè si riconducesse il problema a una malattia e non a una 'peste'", afferma Massimo Galli, presidente della Società di Malattie Infettive e Tropicali. Un uomo, ricorda, dalla "forte generosità e anche dalla forte spinta polemica, che lo hanno portato a prendere posizioni decise e coraggiose".

Il ricordo di Iardino e il bacio

E' stato quel bacio di 28 anni fa a "fare la differenza" nella lotta contro l'Aids in Italia. Per Rosaria Iardino, che oggi presiede la fondazione The Bridge, il bacio di Fernando Aiuti è stato una sorta di spartiacque in un'epoca in cui le discriminazioni delle persone sieropositive erano all'ordine del giorno in Italia. "Quel bacio è stato sicuramente l'atto più eclatante, ma Fernando è ha fatto molto altro oltre a quel bacio", dice Iardino all'ANSA.  L'ipotesi del suicidio la lascia senza parole: "per fare un gesto così importante - ha osservato - doveva avere un problema enorme".

Quello che tutti videro il primo dicembre 1991 a Cagliari, nel pieno del convegno per la Giornata mondiale per la lotta contro l'Aids, è che Aiuti si alzò, scese dal palco e andò incontro a una giovane sieropositiva prendendola fra le braccia a baciandola sulla bocca. "Avevamo deciso di darci quel bacio la sera prima - prosegue - perché eravamo ormai molto scoraggiati, sembrava che non servissero più né le parole né gli articoli scientifici". Da settimane, infatti, si discuteva se il bacio profondo fosse o meno un veicolo di contagio del virus Hiv e quel bacio mise a tacere come una doccia fredda quelle fake news di tanti anni fa. "E' servito tantissimo. Non immaginavamo che avrebbe fatto tanto scalpore e quanto quella foto riuscisse a girare nel mondo", osserva.

"Lo avevamo fatto pensando all'Italia, ma arrivarono giornali anche dal Giappone. Il nostro messaggio - dice emozionandosi ancora - era rivolto alle persone l'Hiv perché allora lo stigma uccideva molto più dell'infezione.  La gente moriva prima di morire".  Per questo, prosegue Iardino, sono state importanti anche tutte le altre battaglie promosse da Aiuti: "é stato il primo a parlare di profilattici rivolgendosi al ministero" e ha lottato contro lo stigma "nelle agenzie pompe funebri e rivolgendosi a dentisti e chirurghi: allora nessuno voleva avere a che fare con i sieropositivi". Senza dubbio Fernando Aiuti "è stato un grande comunicatore" e il "paladino della lotta contro l'Aids. In Italia la grande differenza nella lotta all'Aids l'ha fatta lui". Con Aiuti Rosaria Iardino ricorda un altro grande protagonista della lotta contro l'Aids, l'infettivologo Mauro Moroni dell'ospedale Sacco di Milano, morto nel 2015: "con la morte di entrambi si chiude un capitolo, ma se ne deve aprire un altro. E' ora - ha concluso - di aprire un fronte nuovo".

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