
Le coliti croniche e il tumore del colon sono strettamente collegate. A far luce sul complesso meccanismo uno studio pubblicato su Cell Reports. Nei Paesi occidentali il cancro del colon-retto rappresenta il secondo tumore maligno per incidenza dopo quello della mammella nella donna e il terzo dopo quello del polmone e della prostata nell'uomo. A causarlo, un'infiammazione persistente nel colon, ma finora non era chiaro come ciò avvenisse. Un gruppo di ricerca presso il Medical College of Georgia e l'Università di Augusta, negli Stati Uniti, ha scoperto come l'infiammazione cronica della colite ulcerosa provochi l'accumulo nel colon di alti livelli di interleuchina 10, una proteina secrete da cellule del sistema immunitario.
Normalmente questa esercita funzione anti-infiammatoria ma nel colon, attiva un meccanismo che silenzia un soppressore del tumore chiamato IRF8. In una situazione normale, IL-10 e IRF8 non hanno alcuna interazione nota e entrambi lavorano per proteggere l'organismo dagli invasori. Ma in un colon cronicamente infiammato non sembrava essere così. Il team ha quindi cercato di capire come i due sono collegati: hanno creato topi con IRF8 nelle cellule epiteliali del colon e verificato che gli animali così modificati erano molto più suscettibili all'infiammazione cronica e ai tumori. Inoltre, in questo ambiente alterato, l'IL-10 si presentava a livelli più alti. Il passo successivo della ricerca sarà individuare modi per inibire l'espressione di quest'ultima nel colon, per bloccare il meccanismo degenerativo.
fonte: Cell Reports

Nel trial DeLLphi-305, aggiungere tarlatamab a durvalumab nel mantenimento di prima linea ha ridotto del 58% il rischio di morte rispetto al solo durvalumab.

Uno studio identifica un asse di segnalazione indipendente dai nutrienti: le mutazioni di ATP6V1B2 possono sostenerne l’attivazione e favorire la proliferazione neoplastica.

Il progetto europeo coinvolge 133 organizzazioni di 29 Paesi e punta a condividere competenze e innovazione in sette aree dell’oncologia, favorendo una maggiore uniformità dell’assistenza e il trasferimento dei risultati della ricerca nella pratica c

Nello studio di fase 3 DeLLphi-305, la combinazione in mantenimento di prima linea ha portato la sopravvivenza globale mediana a 21,1 mesi, rispetto ai 12,7 mesi con il solo durvalumab, nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio
Ogni giorno pubblichiamo per te tanti contenuti e li organizziamo perchè tu possa sempre trovare ciò che vuoi.