
Le cause sono da attribuire alla burocrazia: indagine di Cittadinanzattiva con medici e farmacisti
Carenze e burocrazia 'pesano' sui cittadini in cura con medicinali innovativi. Quasi un medico su due, infatti, dichiara di non aver potuto prescrivere un farmaco innovativo perché non disponibile nella struttura (36%) o per seguire indicazioni amministrative o delle Commissioni regionali/aziendali sull' accesso al trattamento (34%). Ad incidere, in particolare, sono i tempi e i passaggi burocratici: dall' inserimento del farmaci nel Prontuario terapeutico regionale o aziendale alla prescrizione occorrono mediamente da uno a 3 mesi (per circa il 40% dei professionisti). Dalla pubblicazione della delibera all' approvvigionamento, poi, possono trascorrere dai 31 ai 120 giorni (per circa un terzo dei professionisti). E' quanto emerge dall' Indagine civica che ha coinvolto 286 professionisti sanitari sull' accesso ai farmaci innovativi, presentata oggi da Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato in un seminario a Roma, con il contributo non condizionato di Msd.
Inoltre i Centri abilitati alla prescrizione dei farmaci innovativi sono sottodimensionati, secondo oltre un professionista su due, per strumentazioni tecnologiche, personale e competenze.
Più in dettaglio, il 64% dei medici e l' 85% dei farmacisti dichiarano che è presente nella Regione una Commissione terapeutica regionale (Ctr), che ha come prima funzione quella di definire l' appropriatezza clinica. Tuttavia due terzi circa dei medici non conoscono le tempistiche e la frequenza delle riunioni della Commissione, ma solo un medico su tre e più di un farmacista su due ritengono che le tempistiche siano coerenti ai bisogni di accesso alle terapie innovative. Poca informazione da parte dei medici sui tempi di aggiornamento dei Prontuari terapeutici regionali: il 62%, rispetto al 28% dei farmacisti, risponde di non sapere quali siano i tempi. Solo il 16% dei medici, rispetto al 50% dei farmacisti, è informato dell' esistenza della Commissione. Circa il 35% dei medici e il 7% dei farmacisti non conoscono i tempi di aggiornamento del Prontuario aziendale; circa un medico e un farmacista su tre riferisce che il Prontuario viene aggiornato al bisogno.
Ma mentre solo poco più di un medico su due ritiene che i tempi di aggiornamento siano aderenti ai bisogni dei pazienti, nel caso dei farmacisti la percentuale sale al 71%. E ancora, se alcuni camici bianchi segnalano difficoltà, il 58% dei medici e il 35% dei farmacisti dichiarano però che il farmaco innovativo è sempre disponibile e, in caso di indisponibilità, quasi la metà dei medici riferisce che il Centro contatta quello di prossimità per un 'invio protetto' e informa la persona sui Centri alternativi presso cui rivolgersi. Secondo il 31% dei farmacisti, il Centro provvede a richiedere l' invio del farmaco alla farmacia della struttura che ne è sprovvista e informa la persona dell' impossibilità di erogare il farmaco; inoltre, nel 23% dei casi si contatta la persona per rinviare l' appuntamento/visita.
Se medici e farmacisti ritengono che il numero dei Centri prescrittori sia adeguato ai bisogni di accesso ai farmaci innovativi (73,5% dei medici e 77% dei farmacisti), allo stesso tempo emerge che il Centro è sottodimensionato per dotazioni tecnologiche e strumentali, di personale e di capacity della struttura (66% dei medici e 50% dei farmacisti). La scelta dei criteri per individuare il Centro, a detta della gran parte dei professionisti, si basa principalmente sulla comprovata esperienza, sulla disponibilità e adeguatezza di strumentazioni e tecnologie nella gestione delle patologia. Altri criteri, come la raggiungibilità da parte del paziente, sono ancora poco considerati. Anche se in misura contenuta, esiste un problema di liste di attesa per i pazienti eleggibili al trattamento: lo confermano il 16% dei medici e il 25% dei farmacisti, principalmente a causa del mancato approvvigionamento dei farmaci, dei criteri di priorità di carattere clinico o sociale, ad esempio il criterio della residenza, e di budget (perché insufficiente o non ancora individuato).
In caso di budget insufficiente, il 51% dei medici e il 33% dei farmacisti dichiarano di non sapere quali strategie la struttura metta in campo per rispondere ai bisogni di cura delle persone. Maggiori criticità nell' accesso si evidenziano per i cittadini provenienti da altre regioni: il 16% dei medici e il 45% dei farmacisti riferiscono che per questi pazienti l' accesso non è mai o raramente garantito. Per gli stranieri l' accesso alle terapie innovative non è mai o è raramente garantito, come dichiara il 19% dei medici e il 29% dei farmacisti. Emerge, infine, l' esigenza da parte dei professionisti di semplificare le attività di compilazione dei Registri Aifa e degli ulteriori Registri regionali e aziendali che rendono gravoso lo svolgimento della loro attività professionale: per questo chiedono una semplificazione delle schede, la messa a punto di software comunicanti fra loro e la possibilità di avere un ritorno dei dati.
Da Aiop e Regione nuova difesa dell’integrazione tra pubblico e privato come punto di forza del modello lombardo. Ma tra finanziamenti pubblici, accreditamenti e gestione delle criticità, resta aperto il tema della governance reale del sistema
Scotti critica i dati grezzi sulle ricette e le restrizioni regionali: “Blocchi e sottocodici spingono verso consulenze difensive”. Il risultato, avverte, è più specialistica e più pressione sul sistema
Dal 30 aprile scatta il doppio livello di sicurezza per le prescrizioni. Il sindacato dei medici segnala criticità operative, soprattutto per sostituzioni e carichi di lavoro
Sono 13 milioni gli italiani con almeno due patologie. La multimorbilità cresce con l’età e si concentra negli over 75.
Nel 2023 il drastico calo dei decessi per Covid ha riportato malattie cardiovascolari e tumori ai primi posti tra le cause di morte. Un quadro che smentisce le narrazioni su presunte “epidemie” post-vaccinali
La protesta della Fimmg contro la riforma Schillaci riporta al centro il ruolo del medico di fiducia. Ma il dibattito investe anche fascicolo sanitario elettronico, organizzazione territoriale e digitalizzazione della presa in carico
Il sindacato dei medici di medicina generale contesta il metodo seguito sulla riforma dell’assistenza territoriale: “Nessun confronto preventivo”
Commenti