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Ferrara, a rischio 67 farmacie rurali

Farmacia Redazione DottNet | 04/03/2019 21:18

Crollo della popolazione e quindi del giro di affari

Anche le rurali del Ferrarese sotto la scure della chiusura. Come abbiamo visto nei giorni scorsi, la crisi sta strozzando anche un presidio considerato finora sicuro. Delle 114 farmacie private del ferrarese, 67 di queste sono le ‘rurali’, cioè quelle farmacie che operano in centri con meno di cinquemila abitanti. Delle rurali, 57 sono dette sussidiate ovvero sono farmacie che, operando in un contesto con meno di tremila abitanti, ottengono un sussidio dalla Regione. Numeri che però preoccupano non poco Federfarma Ferrara. «Il rischio – spiega l’associazione – è che ci siano molti esercizi in odore di chiusura» spiega la presidente Stefania Menegatti al Resto del Carlino.

La colpa di questo rischio? «Risiede in molteplici fattori ma alla base c’è un depauperamento di popolazione e giro d’affari» chiosa la presidente analizzando le cause della crisi.

«Il primo fattore sta nel fenomeno dello spopolamento dei piccoli centri. Qui i giovani lasciano per andare nei centri più grandi» racconta Menegatti che però aggiunge un altro fattore che sta mandando in crisi il settore: la distribuzione diretta del farmaco da parte della Regione attraverso le aziende sanitarie. A Ferrara ci sono due punti dove i medicinali vengono erogati direttamente dall’Ausl: l’ospedale di Cona e il centro di medicina generale di corso Giovecca. «Un fenomeno che sta togliendo linfa per la vita delle piccole farmacie» commenta.

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La distribuzione diretta della Regione si basa sul criterio dell’acquisto dei farmaci fatto con le case produttrici. «Un’azione che consente un risparmio di costi per le casse di viale Aldo Moro – sottolinea – ma che non tiene conto dell’importanza del servizio svolto dalle farmacie di prossimità». Code interminabili agli sportelli e terapie erogate anche per sei mesi, secondo Federfarma, alla fine non sono un risparmio sanitario «perché spesso il paziente interrompe la cura prima oppure li lascia nel cassetto perché nel frattempo lo specialista gli ha prescritto una nuova terapia». L’associazione ha in mano studi che evidenziano invece quanto sia importante il ruolo del farmacista «che è un punto di riferimento molto importante per la persona che deve seguire una terapia» precisa ancora la presidente che fa parte di un tavolo di trattativa avviato in Regione per valutare meglio gli effetti della distribuzione diretta del farmaco. «È vero che noi siamo imprese che devono fare utili ma se le pubbliche amministrazioni pensano che senza di noi si può fare lo stesso sbagliano – chiude –: è dimostrato che dove ci siamo la comunità vive meglio».

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