
Pronto il nuovo piano nazionale per l’eliminazione di morbillo e rosolia 2019-2023: il documento completo
Sarà una battaglia senza esclusione di colpi quella contro il morbillo. Chi non si vaccinerà non potrà partecipare ai concorsi pubblici: dati sono allarmanti con 13mila casi dal 2013 (inizio della sorveglianza in Italia), di cui la metà in giovani adulti con un’età media di 27 anni . E sono proprio queste cifre, per nulla rassicuranti, che hanno spinto il Ministero, ad affrontare la malattia con pugno duro. Si comincia dal nuovo piano nazionale per l’eliminazione di morbillo e rosolia 2019-2023 (clicca qui per scaricare il documento completo) che coinvolge varie istituzioni nazionali e regionali per ruoli e responsabilità. Si interverrà sulla fascia di popolazione con i nati tra il 1975 e il 2000, dove il virus circola ancora senza barriere perché trova terreno fertile tra i non immunizzati.
La bozza è stata inviata alla Conferenza Stato-Regioni dove nei prossimi giorni si avvierà la discussione. Il documento porta la firma dell’epidemiologo Vittorio Demicheli a capo del tavolo di coordinamento organizzato presso il Ministero della Salute. Forze dell’Ordine, Vigili del Fuoco si sono impegnati alla «verifica dello stato vaccinale al momento dei concorsi per le nuove assunzioni, individuando tra i criteri di esclusione l’assenza della vaccinazione trivalente morbillo-parotite-rosolia. Lo stesso faranno ufficio per lo sport e federazioni sportive al momento delle iscrizioni alle società e delle selezioni alle gare. In pratica se un atleta non ha il certificato vaccinale a posto resta fuori dalle competizioni.
Anche i ragazzi dell’Erasmus non potranno entrare se non saranno in regola con la trivalente. L’agenzia nazionale giovani, l’ente attuatore del programma europeo, ha infatti aderito al piano del ministero della Salute con un diktat ben preciso: non saranno ammessi i ragazzi sprovvisti di copertura. Non mancheranno corsi di vaccinologia (impegno comune della conferenza dei rettori dell’università e dell’Istruzione) e permessi di lavoro per effettuare le vaccinazioni e per accompagnare i figli. La Difesa comunicherà con l’Anagrafe nazionale vaccinale per «la ricostruzione della storia vaccinale» dei singoli operatori fermo restando che le vaccinazioni sono già previste per il personale.
I giovani adulti da raggiungere sono circa 2 milioni e mezzo e devono ricevere due dosi «ipotizzando una copertura del 100 per cento». Il piano tra gli obiettivi ha anche la riduzione «della percentuale di donne in età fertile suscettibili alla rosolia a meno del 5%». Parliamo di una patologia in genere benigna che però diventa pericolosa durante la gravidanza specie se la mamma contrae l’infezione nel primo trimestre. In questi casi può causare serie conseguenze nel feto: aborto spontaneo, morte, malformazioni e, nel bambino, ritardo dello sviluppo
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