
Non è un ricalcolo: si tratta di un aumento della pressione fiscale per 29.000 persone
Il taglio sulle pensioni d'oro (quelle superiori a 100.000 euro lordi), che interessa una nutrita platea di medici, varato dal governo gialloverde e partito con la rata di giugno è a forte rischio di incostituzionalità. Lo afferma il presidente di Itinerari previdenziali, ente di ricerca su welfare e pensioni, Alberto Brambilla, esprimendo preoccupazione su una misura che non prevede un ricalcolo degli assegni sulla base dei contributi versati ma di fatto "è un aumento dell'imposizione fiscale limitata a 29.000 cittadini", quelli che hanno assegni pensionistici superiori a questa soglia.
Si tratta - spiega - di "un taglio" vero e proprio che, per percentuale e durata, non ha precedenti.
"Se sommiamo la perdita di potere d'acquisto delle pensioni causato dal reiterato mancato adeguamento all'inflazione e questo taglio - prosegue la ricerca - stupirebbe un mancato intervento della Suprema Corte, considerando soprattutto il fatto che, non trattandosi di ricalcolo contributivo, il "ricalcolo" è un evidente aumento dell'imposizione fiscale limitata a soli 29.000 cittadini nella posizione di pensionati, che non si possono neppure difendere, mentre se contributo fiscale doveva essere avrebbe dovuto gravare su tutte le tipologie di redditi (e non solo su quelli da pensione)". "Se fossimo un Paese normale- sottolinea Brambilla - le dichiarazioni del Ministro del Lavoro sulle pensioni di importo oltre i 100.000 euro lordi (55.000 netti) dovrebbero essere perseguite come "false comunicazioni", con l'aggravante dell'istigazione all'odio di classe".
Inps, recupero quota indicizzata sopra 1.520 euro lordi
Arriva puntuale il taglio alle pensioni. Con la mensilità di giugno l'Inps recupera la quota indicizzata sugli assegni sopra i 1.520 euro lordi (circa 1.200 netti) maturati da gennaio in poi. "Un'azione sbagliata e scorretta" secondo Anp, l'Associazione nazionale pensionati di Cia-Agricoltori Italiani che lancia l'allarme su una questione che sta per "mettere a rischio quasi 6 milioni di persone". Per Anp-Cia, "ancora una volta si sta agendo sulle pensioni come fossero un bancomat dello Stato. Questo per una norma, contenuta nella legge di bilancio, che consentirebbe un risparmio di 3,6 miliardi di euro in tre anni, mentre -aggiunge Anp- si colpiscono le fasce più deboli e che andrebbero maggiormente tutelate dall'aumento del costo della vita".
"La cosiddetta pensione di cittadinanza - lamenta Anp - non ha, inoltre, risolto in nessun modo il problema delle minime alle prese tra l'altro, con l'incertezza della quattordicesima di cui non fa menzione né la legge di bilancio né il decreto pensioni. Va poi detto -precisa Anp- che i soldi tolti ai pensionati con il blocco dell'indicizzazione, non saranno mai più recuperati, incidendo sulla perdita del potere d'acquisto degli assegni pensionistici, già arrivata al 30% negli ultimi dieci anni". Per questo Anp-Cia non intende arretrare nel suo impegno a difesa dei diritti dei pensionati, ma rinnova con forza la preoccupazione già espressa su questi temi con iniziative e manifestazioni nazionali e sul territorio. Ciò ancor più, guardando ai conti pubblici e all'economia del Paese, con lo spettro dell'aumento dell'Iva che andrebbe a gravare sul prezzo di beni e servizi per gli anziani, come alimentari trasporti e spese sanitarie
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