
Sono più di 100 i centri accreditati per eseguire i test molecolari
Sono più di 100 i centri certificati nel nostro Paese accreditati per l'esecuzione dei test molecolari, esami che permettono di individuare in anticipo la cura adatta a ogni paziente colpito da tumore. L'Italia è al vertice a livello europeo nell'oncologia di precisione, proprio grazie alla rete nazionale per i test bio-molecolari istituita da Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) e Siapex-Iap (Società Italiana di Anatomia Patologica e Citologia Diagnostica). Un network unico in Europa: dal risultato dei test dipende la scelta del trattamento più efficace, evitando inutili tossicità e consentendo risparmi per il Ssn.
Alle nuove frontiere nella lotta al cancro Aiom dedica il convegno "2019 AIOM review: from Chicago to Verona", rivolto ad oltre 500 oncologi. "Aiom - spiega la presidente Stefania Gori - ha costruito, in collaborazione con altre società scientifiche, un programma di verifica della qualità dei laboratori che eseguono test di patologia molecolare in linea con gli standard europei. I risultati hanno mostrato che quelli italiani eseguono test molecolari con un ottimo livello di qualità". Altro tema importante per Aoim è migliorare il dialogo medico-paziente. "Al Congresso Asco - afferma Rodolfo Passalacqua, direttore dell'Oncologia di Cremona - è stato presentato HuCare-2, progetto scientifico tutto italiano che, per la prima volta, ha dimostrato e quantificato i benefici dell'umanizzazione delle cure in oncologia, in grado di migliorare dal 10% al 25% la qualità di vita". Infine, come sottolinea Pierfranco Conte, Coordinatore della Rete Oncologica Veneta, "è necessario aprire l'oncologia ai big data, grande mole di informazioni che provengono anche da pazienti del 'mondo reale', di solito non coinvolti in studi clinici".
Via libera alla Camera all’emendamento Cattoi: telemedicina estesa ai pazienti oncologici. Ora il passaggio al Senato
Un’analisi del Cipomo stima il tempo che gli oncologi dedicano ad attività amministrative: 19 ore settimanali. Un carico che incide sulla relazione di cura e riapre il tema della riorganizzazione del lavoro.
Il trattamento in prima linea con daratumumab in somministrazione sottocutanea e in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone ha mostrato nei pazienti eleggibili a trapianto una sopravvivenza di circa 17 anni
Il nuovo regime conferma l’importanza di daratumumab sottocute come terapia di prima linea nel mieloma multiplo in grado di ritardare significativamente la progressione della malattia
L’approccio preoperatorio con immunoterapia cambia lo scenario terapeutico e apre la strada a cure sempre più mirate
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