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Dall'osso del perone ricostruita la mandibola: l'intervento a Candiolo

Operazione a Torino coordinata dal microchirurgo Fu-Chan Wei
Sanità pubblica

Reimpiantare un arto perso dopo un trauma o un trattamento oncologico; utilizzare la pelle o le ossa del paziente per ricostruire segmenti in altre parti del corpo; o ancora poter trapiantare tessuti di altre persone: sono interventi nati come patrimonio di pochissimi chirurghi, che negli ultimi vent'anni hanno raggiunto un'ampia diffusione grazie alla microchirurgia. All'Irccs di Candiolo se n'è avuta una dimostrazione con l'intervento portato a termine dal professor Fu-Chan Wei, direttore del Dipartimento di Chirurgia Plastica Ricostruttiva del Chang Gung Memorial Hospital di Taipei, in collaborazione con le équipe torinesi.

   Il chirurgo taiwanese, considerato un pioniere della microchirurgia moderna, ha all'attivo 26mila interventi, di cui 1.600 di ricostruzione mandibolare mediante fibula rivascolarizzata. Wei ha eseguito lunedì 17 giugno questo intervento su una paziente dell'istituto di Candiolo, con una metastasi che ha reso necessaria l'asportazione di parte della mandibola.    "Si può immaginare la sofferenza e la perdita in termini di qualità della vita della paziente, per la quale mangiare o parlare sarebbe diventato impossibile", dice Wei. La soluzione è arrivata con l'integrazione di una parte del perone della donna, utilizzata come lembo ricostruttivo, e trasferita per sostituire la parte malata. Il delicato intervento al microscopio ha poi permesso di rivascolarizzare il tessuto, collegando nervi e vasi sanguigni dello spessore di un millimetro. La paziente potrà avere una vita normale: "L'osso che abbiamo tolto dalla gamba non ne pregiudica la funzionalità", spiega Wei.  L'intervento è avvenuto in collaborazione con i chirurghi di Torino, guidati dal professor Giovanni Succo, direttore Chirurgia oncologia cervico-cefalica a Candiolo.

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Wei ha trascorso due giornate all'istituto nella provincia di Torino, dove ha tenuto lezione agli specializzandi del nord-Italia, aprendo una finestra sul futuro della microchirurgia in ambito post traumatico e post trattamento oncologico.  "L'intervento si inserisce nel processo di internazionalizzazione della ricerca e dell'applicazione di protocolli chirurgici ricostruttivi volti al massimo rispetto della qualità di vita dei pazienti oncologici, fortemente voluta dall'istituto di Candiolo", spiega Succo. "Dieci anni fa alcuni nostri collaboratori hanno fequentato l'università di Taipei per apprendere la microchirurgia. Oggi questa tecnica è una realtà sempre più utilizzata, che ci permette di miniaturizzare gli approcci chirurgici".  Accessi chirurgici nascosti dall'attaccatura dei capelli o della barba, ma anche utilizzando le aperture naturali, come la bocca: "L'obiettivo - spiega Succo - è sempre più quello di una chirurgia senza cicatrici, per garantire la guarigione senza pagare tributi estetici o funzionali". 

Sanità pubblica
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