
Braguti (Federfarma Lecco), costretti a pagare di più quello che è un diritto
Nelle zone di confine, "i pazienti si ritrovano ad avere a disposizione, in Svizzera, a meno di un'ora di automobile farmaci introvabili sul nostro territorio". E vanno quindi a comprare all'estero, a prezzo maggiore, quello che non trovano da noi. E' una situazione "preoccupante" quella denunciata da Andrea Braguti, presidente di Federfarma Lecco, in un'intervista pubblicata su Filo Diretto, il notiziario quotidiano dell'associazione che riunisce i titolari di farmacia. "Quegli stessi pazienti che vanno a procacciarsi medicine all'estero ne avrebbero diritto da noi gratuitamente essendo dei pazienti cronici, oltre al fatto che i prezzi di vendita all'estero sono notevolmente più alti", precisa Braguti, sottolineando che Federfarma è "da sempre impegnata su questo fronte".
"Ricordo - sottolinea in proposito - l'ultimo blocco del ministro Grillo all'esportazione del Sinemet a seguito della pressante richiesta di Federfarma". L'altro impegno di Federfarma, aggiunge, "è stato quello di intensificare attraverso Assogenerici l'utilizzo degli equivalenti, che in molti casi riuscirebbero a supplire le indisponibilità". Sul problema della carenza di medicinali, aveva lanciato nei giorni scorsi l'allarme il direttore generale dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Luca Li Bassi, definendola "emergenziale", tanto in Italia che "in tantissimi Paesi dell'Ue". In merito l'Aifa pubblica costantemente sul portale istituzionale una lista dei prodotti temporaneamente irreperibili e il Ministero della Salute ha avviato un tavolo tecnico ad hoc.
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