
Pericolo maggiore per chi ha perso denti e non cura la parodontite
Gengivite e parodontite sono associate a maggior rischio di ictus e i trattamenti odontoiatrici per tenere a bada questi disturbi delle gengive si associano a una riduzione del rischio. Lo rivela uno studio pubblicato sul Journal of Clinical Periodontology, condotto presso il Dental Technology Centre del Christian Hospital di Changhua, a Taiwan. Lo studio si è basato sull'analisi dei dati di quasi 162 mila individui con diagnosi di gengivite o parodontite e nessun 'precedente' cardiovascolare (infarto ed ictus ad esempio). Tutto il campione è stato seguito nel tempo e i casi di ictus sono stati registrati, confrontando il rischio di ictus di ciascuno in base al tipo di trattamento odontoiatrico seguito.
È emerso che la pulizia profonda o trattamento sotto-gengivale non chirurgico ('Dental scaling') su pazienti con gengivite e parodontite si associa a un rischio di ictus significativamente inferiore, rispettivamente a un rischio ridotto del 27% e del 23% a seconda della gravità del problema gengivale.
fonte: Journal of Clinical Periodontology, ansa
Accordo tra Associazione Nazionale Dentisti Italiani e Assofarm: prevenzione orale, formazione e telemedicina nelle 1.600 farmacie comunali.
La Commissione Albo Odontoiatri della FNOMCeO si oppone a un emendamento al DDL sulle professioni sanitarie che propone di riconoscere gli odontotecnici come professione sanitaria.
Una proiezione FNOMCeO sulla demografia professionale indica che la presenza femminile tra i medici italiani è destinata a diventare largamente maggioritaria.
Dopo Milano-Cortina 2026 il Villaggio Olimpico diventerà student housing. Almeno 85 posti riservati a figli di medici e studenti iscritti all’Enpam.
SIOH, CNEL e FedEmo rilanciano l’istituzione di un Tavolo tecnico nazionale per inserire l’odontoiatria speciale nel Piano della prevenzione.
Sperimentazioni cliniche previste per l'inizio del prossimo anno
Una bocca trascurata può diventare un “serbatoio” di batteri in grado di raggiungere i polmoni e contribuire a infezioni respiratorie, polmoniti e perfino peggiorare malattie croniche come BPCO o asma
Lo rivela uno studio pubblicato questa settimana sulla rivista Pnas e condotto presso l'Università della Carolina del Nord a Chapel Hill
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