Infarti: cresce la mortalità con un lieve aumento del marker

Cardiologia | Redazione DottNet | 21/11/2019 14:00

Studiata la troponina, coinvolta nella contrazione del cuore

Basta anche solo un piccolo aumento della proteina marcatrice dell'infarto per avere un aumento del rischio di morte. La troponina viene coinvolta nella contrazione del cuore e un suo aumento, infatti, può indicare uno stato di sofferenza del cuore. Oggi i medici la misurano per determinare se c'è un infarto in corso, ma per la ricerca potrà essere un indicatore di nuovi percorsi contro le malattie cardiovascolari.   E' quanto emerge da uno studio dell'Imperial College di Londra che è stato pubblicato sul British Medical Journal. I ricercatori hanno notato come maggiore è la quantità di troponina nel sangue (seppur lieve), maggiore è il rischio di morte in tutte le fasce d'età.

Contrariamente a quanto si aspettavano, però, livelli molto elevati di troponina nel sangue, nei pazienti con infarto, sono stati legati a un minor rischio di decessi. Per gli studiosi una possibile ragione è individuabile nel fatto che i pazienti con livelli di troponina molto elevati hanno maggiori probabilità di avere un tipo di infarto che può essere trattato con un'operazione per migliorare il flusso sanguigno al cuore e quindi ridurre il rischio di mortalità. Nei giovani pazienti (tra i 18 e i 29 anni), che avevano troponina superiore ai livelli normali il rischio di morte era 10 volte maggiore rispetto agli altri. Questo aumento del rischio è diminuito con l'età, raggiungendo un aumento di 1,5 volte nei pazienti di età superiore ai 90 anni. Quasi la metà degli ultraottantenni con un livello di troponina elevato è morta entro tre anni.

 

fonte: British Medical Journal

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