
Studio sui pazienti che seguivano altre terapie non più efficaci
Per chi soffre di tumore alla prostata in stadio avanzato, lì dove altri trattamenti hanno esaurito la loro efficacia, può essercene uno che può garantire una più lunga aspettativa di vita (di due o più anni): l'immunoterapia. A dimostrarlo è uno studio clinico condotto dall'Institute of Cancer Research di Londra e dal Royal Marsden Foundation Trust che è stato pubblicato sul Journal of Clinical Oncology. Lo studio clinico di fase II ha coinvolto 258 uomini con carcinoma prostatico avanzato che erano stati precedentemente trattati e diventavano resistenti alla terapia di deprivazione androgenica (che blocca l'ormone testosterone) e alla chemioterapia con il principio attivo del docetaxel.
La ricerca ha scoperto che un paziente su 20 con carcinoma della prostata allo stadio terminale ha risposto bene all'immunoterapia con pembrolizumab.
fonte: Journal of Clinical Oncology
Un’analisi del Cipomo stima il tempo che gli oncologi dedicano ad attività amministrative: 19 ore settimanali. Un carico che incide sulla relazione di cura e riapre il tema della riorganizzazione del lavoro.
Il trattamento in prima linea con daratumumab in somministrazione sottocutanea e in combinazione con bortezomib, lenalidomide e desametasone ha mostrato nei pazienti eleggibili a trapianto una sopravvivenza di circa 17 anni
Il nuovo regime conferma l’importanza di daratumumab sottocute come terapia di prima linea nel mieloma multiplo in grado di ritardare significativamente la progressione della malattia
In Italia poco più di 3mila oncologi per 3,5 milioni di pazienti. Burocrazia e burnout riducono il tempo di cura, mentre i bisogni aumentano.
Un team multidisciplinare di esperti, tra cui Ernesto Pasquini, ha eseguito un intervento chirurgico innovativo che ha permesso di rimuovere un tumore aggressivo a un bambino di dieci anni.
Commenti