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Dall'immunoterapia una frontiera contro il tumore prostatico

Studio sui pazienti che seguivano altre terapie non più efficaci
Oncologia

Per chi soffre di tumore alla prostata in stadio avanzato, lì dove altri trattamenti hanno esaurito la loro efficacia, può essercene uno che può garantire una più lunga aspettativa di vita (di due o più anni): l'immunoterapia. A dimostrarlo è uno studio clinico condotto dall'Institute of Cancer Research di Londra e dal Royal Marsden Foundation Trust che è stato pubblicato sul Journal of Clinical Oncology. Lo studio clinico di fase II ha coinvolto 258 uomini con carcinoma prostatico avanzato che erano stati precedentemente trattati e diventavano resistenti alla terapia di deprivazione androgenica (che blocca l'ormone testosterone) e alla chemioterapia con il principio attivo del docetaxel.

La ricerca ha scoperto che un paziente su 20 con carcinoma della prostata allo stadio terminale ha risposto bene all'immunoterapia con pembrolizumab. Per i ricercatori, sebbene il numero che ne ha beneficiato fosse piccolo, il dato rilevante è un'altro: questi pazienti, infatti, arrivano ad aumentare la loro aspettativa di vita. Complessivamente, il 5% degli uomini trattati con pembrolizumab ha visto il proprio tumore effettivamente contrarsi o scomparire, mentre un gruppo più ampio del 19% ha avuto qualche evidenza di risposta tumorale con una diminuzione del livello di antigene prostatico specifico (Psa). Tra un gruppo di 166 pazienti con malattia particolarmente avanzata e alti livelli di Psa, invece, la durata media della sopravvivenza è stata di 8,1 mesi grazie al pembrolizumab. Nove di loro hanno visto la loro malattia scomparire interamente o parzialmente. E di questi, quattro sono stati coloro i quali sono rimasti in trattamento al termine dello studio, con risposte della durata di almeno 22 mesi.

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fonte: Journal of Clinical Oncology

Oncologia
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