
La richiesta di salute del cittadino in situazioni di emergenza non riceve la medesima risposta da Genova a Ragusa, da Treviso a Reggio Calabria
La medicina di emergenza-urgenza e delle catastrofi negli ultimi 30 anni ha fatto passi da gigante, ma a 27 anni dall'istituzione del sistema come livello essenziale di assistenza, funziona ancora in maniera non omogenea, con differenze di intervento territoriali macroscopiche. La conseguenza è che la richiesta di salute del cittadino in situazioni di emergenza non riceve la medesima risposta da Genova a Ragusa, da Treviso a Reggio Calabria. L'argomento è stato tra i temi centrali della presentazione degli Stati generali dell'emergenza-urgenza che si è tenuta a Roma. L'iniziativa, fortemente voluta dalla Fimeuc (Federazione italiana di medicina di emergenza urgenza e delle Catastrofi), ha coinvolto tra gli altri l'Ordine dei medici (Fnomceo), degli infermieri (Fnopi), società scientifiche, sindacati, fondazioni.
Serve dare risposte: quando una persona ha un incidente stradale, un attacco di appendicite, resta ferito nel crollo della sua casa per il terremoto non si chiede chi arriverà a soccorrerlo, vuole essere aiutato nel più breve tempo possibile e curato bene, è stato sottolineato.
La carenza di medici del settore è l'altro tema fortemente dibattuto: a tutt'oggi il numero di borse di studio per la specializzazione non è sufficiente, nonostante nel 2019 vi sia stato un significativo aumento, da 80 a 475 posti. Mancano 2.000 medici di pronto soccorso e 118. Con l'incremento previsto la situazione dovrebbe normalizzarsi tra 5 anni ma intanto come tamponare? "Il problema è adesso, bisogna trovare una soluzione ponte", indica Lorenzo Ghiadoni, direttore della Scuola di specializzazione in Medicina di emergenza-urgenza di Pisa. Una soluzione che l'Ares Lazio individua nella sanatoria per i cosiddetti camici grigi, tutti quei medici che in questi anni non hanno avuto accesso alle borse di studio ma che hanno lavorato e fatto i "tappabuchi". Una possibilità accolta anche dalla Fnomceo: "L'Ordine deve riprendere in mano la questione dei medici finiti nell'imbuto formativo, la sanatoria va fatta", afferma Anna Maria Calcagni, consigliere Fnomceo. I tavoli di lavoro istituiti oggi produrranno un documento finale di proposte che sarà presentato agli Stati Generali a Firenze il 5 e 6 marzo, e che sarà sottoposto al ministro della Salute Roberto Speranza.
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