
Colpiscono selettivamente alcune mutazioni genetiche responsabili di diverse neoplasie
Si chiamano terapie agnostiche e sono l'evoluzione dei farmaci oncologici a bersaglio molecolare. In sostanza, non sono disegnate a priori per un determinato tipo di cancro in un organo, ma vanno a colpire selettivamente alcune mutazioni genetiche, che possono essere responsabili di diverse neoplasie, in vari organi. Per gli esperti rappresentano il futuro della lotta contro il cancro. Di queste terapie si è discusso oggi in un incontro in Senato. Il nuovo approccio è valido sia per le terapie immunologiche basate su anticorpi monoclonali, che condividono lo stesso meccanismo d'azione (risvegliare la risposta immunitaria contro il tumore) e che quindi funzionano su tumori diversi per caratteristiche istologiche e per localizzazione, sia per alcuni nuovi farmaci chimici, che hanno come bersaglio target molecolari presenti su cellule maligne di tumori differenti.
L'arrivo dei trattamenti agnostici rappresenta l'inizio di un nuovo modo di pianificare le terapie: i test genetici o la definizione di altre caratteristiche molecolari potranno aiutare a decidere quali trattamenti sono più indicati per un paziente con un tumore, indipendentemente dalla localizzazione o da come appare al microscopio, e i test molecolari diventeranno l'elemento essenziale per la pianificazione dei trattamenti. "L'arrivo dell'immunoterapia e delle terapie mirate a bersagli molecolari - spiega Stefano Vella (nella foto), dell'Università Cattolica di Roma - sta già cambiando la filosofia della terapia dei tumori. Ma le terapie oncologiche agnostiche rappresentano un punto di svolta, soprattutto concettuale. Siamo solo all'inizio, ma il futuro è questo. I clinici e i pazienti chiedono alle istituzioni velocità nel riconoscere il valore di queste innovazioni e di renderle accessibili con equità". Mentre per Walter Ricciardi, presidente del Mission board for cancer, sfide come "l'innovazione terapeutica, se non vengono gestite anziché ridurre le disuguaglianze rischiano di aumentarle. Serve un intervento coordinato dall'Europa, ma che ogni Paese deve realizzare adattandolo al proprio contesto".
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