Medici aggrediti: Consulcesi, troppi casi non denunciati

Professione | Redazione DottNet | 02/01/2020 18:47

Denunciate 1200 aggressioni l'anno ma sono il triplo. Anelli (Fnomceo), il 2020 sia la svolta con il ddl anti-violenza

"Il nuovo anno si apre con due nuove aggressioni a medici e personale sanitario a Napoli. Sono migliaia ogni anno, e i numeri sono più alti di quello che si sa perchè buona parte dei camici bianchi, come rivelano le segnalazioni che arrivano non denunciano: per vergogna, rassegnazione o timore di ulteriori soprusi". E' il commento alla notizia di violenze a operatori sanitari avvenuta a Napoli di Massimo Tortorella, presidente di Consulcesi, riferimento legale per oltre 100mila medici e operatori sanitari che ha attivato da un anno il telefono rosso, un servizio gratuito di tutela legale e supporto psicologico.   "Il fenomeno - continua - appare ormai esteso a tutti i tipi di professione sanitaria e non sembra riconoscere significative differenze di ruolo, tanto che vengono aggrediti lavoratori di diverse categorie, dalle ostetriche ai chirurghi".

E ancora: "La comunicazione è la prima forma di prevenzione. Le aggressioni sono un problema importante per le ricadute soprattutto psicologiche che possono avere sugli operatori (burn-out) e sui pazienti (compromissione delle relazioni terapeutiche). Gli incidenti violenti non sono inevitabili ma è possibile e doveroso prevederli e prevenirli. Il miglior antidoto per stemperare le tensioni e recuperare il rapporto fiduciario tra medico e paziente, è senza dubbio un solido percorso formativo.  Il 10% dei nostri corsi di formazione rivolta ai medici è dedicato al miglioramento del rapporto medico paziente". Il sindacato dei medici dirigenti Anaao Assomed parla di un fenomeno che colpisce il 66% dei medici, ovvero quasi 7 su 10.   Di questi, oltre due su tre sono stati aggrediti verbalmente, mentre la restante parte fisicamente. Le aree più a rischio sono la psichiatria e il pronto soccorso, ed i pericoli maggiori si corrono nel Mezzogiorno.

 "Nessun medico deve essere lasciato solo, a garantire assistenza in condizioni di sicurezza precaria: sono 1200 l'anno le aggressioni denunciate, e quasi tre volte di più sono quelle reali". Lo afferma il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (Fnomceo), Filippo Anelli, commentando gli ultimi due attacchi, avvenuti a Napoli, al danno di sanitari. Si tratta, denuncia, di "una vera carneficina silenziosa, perché spesso le aggressioni non vengono rese note per vergogna, per senso di pudore verso una denuncia che porterebbe allo scoperto situazioni di inadeguatezza o perché, addirittura, le aggressioni sono considerate una naturale componente del rischio professionale". Si apre purtroppo all'insegna della violenza contro i medici anche questo 2020, commenta Anelli: "I due episodi di Napoli, segnalati dall'associazione Nessuno Tocchi Ippocrate, non sono che la punta dell'iceberg di quella che è diventata una vera emergenza di sanità pubblica. Ai colleghi colpiti va, ancora una volta, la nostra vicinanza. Il nostro augurio per il 2020 è che sia veramente un anno di svolta, per il contenimento degli episodi di violenza, per la revisione della rete di continuità assistenziale e per tutta la nostra professione". Il presidente Fnomceo ricorda inoltre come il Parlamento stia procedendo con l'iter di approvazione del Disegno di Legge contro la violenza sugli operatori sanitari, e "già questo mese auspichiamo che riprenda l'esame del provvedimento - sottolinea -. Apprezziamo l'intervento del Ministro della Salute Roberto Speranza, che ancora oggi ne ha sollecitato l'approvazione".

 Tra gli interventi che la Fnomceo ritiene utili e necessari, l'ampliamento della procedibilità d'ufficio; la ricollocazione degli ambulatori di guardia medica in ambiente protetto; l'istituzione, presso ciascun pronto soccorso, di un presidio fisso di polizia e quindi idoneo a garantire un'adeguata tutela dell'incolumità e della sicurezza del personale, composto da almeno un ufficiale di polizia e da un numero di agenti proporzionato al bacino di utenza e al livello di rischio della struttura interessata. Inolytre, prosegue Anelli, "appare urgente fronteggiare con strumenti efficaci il tema dell'aggressione ai medici e al personale sanitario in servizio, con un piano comprensivo di interventi, che contempli anche misure di sicurezza come videosorveglianza a circuito chiuso negli spazi comuni e altre misure di protezione". "Ora al ministro chiediamo di riconvocare l'Osservatorio permanente, per poter procedere, partendo dalla revisione della Raccomandazione n.8 per prevenire gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari, alla risoluzione di tutti quei problemi di carattere organizzativo rimasti - conclude - un po' fuori dal Disegno di Legge".

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