Tumore al seno, sì da Aifa al nuovo farmaco che cancella la chemio

Oncologia | Redazione DottNet | 29/01/2020 14:08

Rimborsabile abemaciclib, un nuovo farmaco sviluppato e prodotto da Lilly che è un inibitore selettivo delle chinasi ciclina-dipendenti

Anche in Italia si potrà dire addio alla chemioterapia per il tumore metastatico al seno. E' stata infatti approvata da Aifa e pubblicata in Gazzetta ufficiale la rimborsabilità dell'abemaciclib, un nuovo farmaco sviluppato e prodotto da Lilly che è un inibitore selettivo delle chinasi ciclina-dipendenti (Cdk 4&6). In una terapia insieme a un altro farmaco della terapia ormonale, il fulvestrant, l'abemaciclib ha portato a migliorare l'aspettativa di vita, con una mediana di 46,7 mesi rispetto ai 37,3 mesi di solo trattamento con fulvestrant. Questo risultato, secondo gli studi, sarà un'arma chiave per le 10mila nuove pazienti italiane che ogni anno lottano contro un carcinoma mammario in stadio avanzato.

La somministrazione è prevista in associazione con un inibitore dell’aromatasi non steroideo (NSAI; anastrozolo o letrozolo) o fulvestrant; o come terapia endocrina iniziale o in donne che hanno ricevuto una precedente terapia endocrina. L’approvazione italiana segue quella europea e viene dopo la pubblicazione degli studi MONARCH 2 e MONARCH 3. Abemaciclib usato in associazione con un NSAI, aveva già dimostrato di ridurre il rischio di progressione di malattia o morte del 46% nelle pazienti con carcinoma mammario avanzato nello studio MONARCH 3, ed ha determinato un incremento della sopravvivenza globale di 9,47 mesi (da 37.25 a  a 46.72 mesi) nello studio MONARCH 2. Gli ultimi dati sulla sopravvivenza globale aggiungono infatti altra ‘vita’ alle pazienti, ed il beneficio clinico si associa al mantenimento della qualità di vita delle pazienti. Abemaciclib è un inibitore selettivo delle chinasi ciclina-dipendenti (CDK) 4&6, in grado di inibire la proliferazione delle cellule maligne. Non solo, grazie alla sua alta selettività e al differente profilo di sicurezza, abemaciclib è l’unico inibitore di (CDK) 4&6 che può essere somministrato in continuo, inibendo costantemente lo stimolo neoplastico alla proliferazione cellulare.

Il farmaco è disponibile anche sul mercato italiano per tutte le pazienti, in pre, peri e post-menopausa, con carcinoma mammario avanzato o metastatico positivo ai recettori ormonali (Hr+), negativo al recettore del fattore umano di crescita epidermico di tipo 2 (Her2-). E' il tipo di tumore del seno più frequente, che riguarda circa il 70% del totale dei casi in stadio avanzato. "Abemaciclib - spiega Pierfranco Conte, docente di oncologia medica all'Università di Padova e direttore della divisione di oncologia medica 2, all'Istituto oncologico veneto - porta con sé numeri davvero importanti per moltissime donne con tumore del seno metastatico. Questo farmaco è un inibitore selettivo molto efficace in grado di prolungare il controllo della malattia nelle pazienti con tumore al seno sensibile agli ormoni" "Aveva già mostrato un notevole beneficio in termini di sopravvivenza libera da progressione, ma ora, i risultati del MONARCH 2, mostrano un miglioramento significativo anche nella sopravvivenza globale (OS, Overall Survival) delle donne affette da carcinoma mammario avanzato HR+, HER2-. Ora queste pazienti hanno un'opzione di trattamento che può consentire loro un allungamento di vita. Non dimentichiamo che quando ricevono una diagnosi di carcinoma mammario avanzato, le pazienti apprendono anche che la loro malattia, per quanto possa essere gestita, rimane incurabile. Oggi possiamo offrire una speranza in più", conclude Conte.

I risultati di sopravvivenza globale (Overall survival) sono stati coerenti nei sottogruppi, inclusi quelli in donne con fattori prognostici negativi, il cui tumore era rapidamente progredito o si era diffuso ad altri organi, come fegato o polmoni. Queste sono le caratteristiche che qualificano la malattia come aggressiva ed indicano che una donna potrebbe avere maggiori probabilità di peggiorare. Oltre all’allungamento della vita, una analisi esplorativa di questi dati ha mostrato che abemaciclib in combinazione con fulvestrant ha ritardato il tempo necessario prima del ricorso alla chemioterapia, con un tempo mediano alla chemioterapia di 50,2 mesi contro 22,1 mesi del placebo. (HR: 0,625; IC al 95%: 0,501, 0,779). Questo dato costituisce un traguardo di rilievo nel trattamento del carcinoma mammario avanzato poiché i medici mirano a ritardare il più possibile la chemioterapia.

Mentre negli ultimi anni gli inibitori di CDK4&6 hanno cambiato il modo in cui gli oncologi trattano il carcinoma mammario avanzato HR positivo e HER2 negativo – continua il prof. Conte – ora stiamo iniziando a capire quali di queste terapie soddisfino l'obiettivo cruciale di prolungare in modo significativo la vita in pazienti con carcinoma mammario avanzato. I risultati dello studio MONARCH 2 dimostrano ulteriormente i benefici di abemaciclib e forniscono agli oncologi ulteriori informazioni in quanto mirano a ottimizzare il trattamento per le pazienti, comprese quelle il cui tumore è progredito durante/dopo terapia endocrina. Inoltre, abemaciclib usato in associazione con un inibitore dell'aromatasi non steroideo (NSAI), aveva già dimostrato di ridurre il rischio di progressione di malattia o morte del 46% nelle pazienti con carcinoma mammario avanzato HR positivo, HER2 negativo nello studio MONARCH 3, confermando il valore clinico di abemaciclib in combinazione con NSAI in pazienti con malattia sensibile alla terapia endocrina. Abemaciclib è ben tollerato, l’evento avverso più comune è la diarrea che può essere facilmente controllata, e rientra dopo pochi giorni, eventualmente riducendo il dosaggio ma senza impatto sull’efficacia del trattamento”.

 

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