Oculisti, troppi antibiotici per le infezioni dell'occhio

Oculistica | Redazione DottNet | 29/01/2020 21:21

L'87% degli stafilococchi resistenti agli antibiotici sono usati in oftalmologia

Gli antibiotici sono uno strumento essenziale per contrastare diverse infezioni oculari. Ma negli ultimi anni un uso eccessivo, soprattutto per la cura di congiuntiviti e blefariti, ha contribuito ad un aumento dei fallimenti clinici. Come dimostra uno studio americano sulla sorveglianza delle infezioni oculari, l'87% degli stafilococchi sono diventati resistenti alle principali classi di antibiotici usati in oftalmologia. È emerso al convegno 'Occhio agli antibiotici! Focus in Oftalmologia sulle evidenze, la profilassi e la terapia antibiotica', organizzato dall'Associazione Italiana Medici Oculisti (Aimo) e dall'Associazione Dossetti.

"Il problema dell'antibiotico resistenza - rileva Alessandra Balestrazzi, coordinatrice scientifica dell'incontro - riguarda anche l'oftalmologia. In tutto il mondo si sta cambiando approccio utilizzando una profilassi antimicrobica preoperatoria che non prevede antibiotici, ma sostanze antisettiche. I microbiologi per gli interventi sull'occhio, come la cataratta, raccomandano una dose consistente di collirio antibiotico per un tempo ridotto". Secondo un'indagine di Iqvia in Italia c'è un consumo annuo di antibiotici oftalmici semplici pari a 5.134.000 unità e associati con cortisonico pari a 6.871.000 unita'. "L'antibiotico deve essere prescritto dall'oculista - evidenzia Romina Fasciani, dell'Unità operativa complessa di Oculistica del Gemelli di Roma - e somministrato quando è riconosciuta un'infezione ad eziologia microbica. La maggior parte delle congiuntiviti non necessitano di antibiotico, perché il più delle volte sono virali, tossiche o allergiche. 

Prescriverlo in questi casi peggiora addirittura la situazione".Per l'Italia serve secondo gli esperti un cambio di passo. "Dobbiamo attenerci alle indicazioni fornite dall'Oms - conclude Stefano Baiocchi, dell'Azienda ospedaliera universitaria senese - e seguire le linee guida suggerite dai colleghi europei, ma anche extraeuropei, che ricorrono sempre più spesso ai disinfettanti". 

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