
Lo rivela uno studio internazionale condotto in Giappone e coordinato dall'Università di Sidney
Basta anche solo una breve esposizione a basse concentrazioni di Pm 2,5 per avere un rischio maggiore di arresto cardiaco extra-ospedaliero. A dirlo è uno studio internazionale condotto in Giappone e coordinato dall'Università di Sidney che ha analizzato la qualità della vita in relazione alla qualità dell'aria. Si tratta, spiegano i ricercatori, di un campione grande tre volte di più di tutti i precedenti lavori (circa 250mila persone sono state coinvolte). Nello studio, pubblicato su Lancet Planetary Health, emerge che oltre il 90% degli arresti cardiaci al di fuori delle mura ospedaliere si è verificato a livelli di Pm 2,5 inferiori alle linee guida dell'Organizzazione mondiale della sanità, con una media giornaliera di 25 microgrammi per metro cubo.
Inoltre, il 98% di questi arresti cardiaci si è verificato a livelli inferiori rispetto al livello standard giornaliero di 35 microgrammi per metro cubo.
fonte: Lancet Planetary Health
Progetto europeo finanziato da EU4Health. Con Resil-Card ospedali e servizi possono valutare la tenuta dei percorsi cardiologici in situazioni di crisi.
Ma la figura a pera con adipe a fianchi e cosce lo protegge
Uno studio londinese, realizzato sui dati di 21.241 persone, ha calcolato l’incidenza della sostanza che si accumula attorno agli organi nell'invecchiamento del cuore
Ricercatori italiani scoprono che il nervo vago è fondamentale per un cuore sempre giovane. Si aprono nuove prospettive per la chirurgia cardiaca.
La frutta è un alimento importante per la salute generale e anche per quella del cuore. Contiene acqua, fibre, vitamine, sali minerali e molte sostanze naturali protettive che contribuiscono al benessere dell’organismo.
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