I biomarcatori della funzione cerebrale regolano l'udito

Otorinolaringoiatria | Redazione DottNet | 30/01/2020 19:35

Uno rappresenta lo sforzo di ascolto e un altro misura la capacità di elaborare rapidi cambiamenti di frequenza

Perché tra due persone con udito normale in un luogo rumoroso ci può essere quella che sente meglio dell'altro? Tutto dipende da una coppia di biomarcatori della funzione cerebrale, uno che rappresenta lo sforzo di ascolto e un altro che misura la capacità di elaborare rapidi cambiamenti di frequenza. Lo dice uno studio condotto dai ricercatori del Massachusetts Eye and Ear pubblicato sulla rivista scientifica eLife. Questa scoperta potrebbe portare a progettare test clinici di prossima generazione per la perdita nascosta dell'udito, una condizione che al momento non può essere misurata utilizzando esami dell'udito standard. La perdita dell'udito può essere causata da diversi fattori, tra cui l'esposizione al rumore e l'invecchiamento. Deriva in genere dal danno alle cellule sensoriali dell'orecchio interno, che convertono i suoni in segnali elettrici o delle fibre nervose uditive che trasmettono questi segnali al cervello. La perdita dell'udito nascosta, invece, è legata alle difficoltà di ascolto che non vengono rilevate dagli audiogrammi convenzionali: si pensa che derivi dalla connettività anormale e dalla comunicazione tra le cellule nervose nel cervello e l'orecchio, non nelle cellule sensoriali che inizialmente convertono le onde sonore in elettrochimici segnali. I test dell'udito convenzionali non sono stati progettati per rilevare questi cambiamenti neurali che interferiscono con la capacità di elaborare i suoni. 

 

fonte: eLife

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