
Bioprodotti per la ricostruzione mammaria dopo tumore: è il progetto, definito "innovativo" dall'Azienda ospedaliero-universitaria senese, finanziato dall'Organizzazione Toscana trapianti e che prenderà il via da marzo 2020, coinvolte due strutture dell'Aou di Siene: la Uoc chirurgia oncologica della mammella, diretta da Donato Casella, e l'Uos Centro conservazione cute, diretta da Elisa Pianigiani. Il progetto utilizza cute processata in laboratorio al policlinico Santa Maria alle Scotte: si tratta, in particolare, di matrici dermiche omologhe acellulari e gamma-irradiate. "Le matrici dermiche - spiega Pianigiani - sono biomateriali tecnologicamente avanzati che possono essere utilizzati in fase di ricostruzione mammaria con protesi, come 'estensioni' del muscolo pettorale".
"L'impiego clinico di matrici dermiche sterile, acellulari e provenienti da donatore - aggiunge Casella - rappresenta una procedura consolidata e applicata con eccellenti risultati in alcune realtà in ambito nazionale ed offre un'ulteriore opportunità alle pazienti che devono sottoporsi a mastectomia per una patologia oncologica. Il tessuto cutaneo crio-preservato mantiene un certo grado di vitalità cellulare e svolge un ruolo di terapia salvavita nei gravi ustionati. Negli altri casi il tessuto mantiene intatte le caratteristiche strutturali e meccaniche, costituendo una medicazione biologica ideale con capacità d'integrazione della componente dermica nel letto della ferita. Nella ricostruzione post-oncologica qual è quella mammaria, gioca un ruolo fondamentale il derma liofilizzato acellullare sterilizzato".

Nel trial DeLLphi-305, aggiungere tarlatamab a durvalumab nel mantenimento di prima linea ha ridotto del 58% il rischio di morte rispetto al solo durvalumab.

Uno studio identifica un asse di segnalazione indipendente dai nutrienti: le mutazioni di ATP6V1B2 possono sostenerne l’attivazione e favorire la proliferazione neoplastica.

Il progetto europeo coinvolge 133 organizzazioni di 29 Paesi e punta a condividere competenze e innovazione in sette aree dell’oncologia, favorendo una maggiore uniformità dell’assistenza e il trasferimento dei risultati della ricerca nella pratica c

Nello studio di fase 3 DeLLphi-305, la combinazione in mantenimento di prima linea ha portato la sopravvivenza globale mediana a 21,1 mesi, rispetto ai 12,7 mesi con il solo durvalumab, nei pazienti con carcinoma polmonare a piccole cellule in stadio
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