Brexit: le norme per lavorare nel Regno Unito. Medici richiesti

Professione | Redazione DottNet | 19/02/2020 19:59

Sarà d'obbligo un visto per chi vorrà fermarsi nel Paese per lavorare: potrà essere concesso solo ai richiedenti - europei e non - a cui verrà attribuito uno score minimo di 70 punti

 I medici italiani non avranno difficoltà a trovare lavoro nel Regno Unito della Brexit. Ma anche loro, nonostante siano richiesti, dovranno attenersi ad una serie di regole ben definite e non certo semplici. Il Regno Unito si prepara, dunque, a stringere le maglie dei suo confini con l'Europa per il dopo Brexit. E lo fa annunciando, a partire dal 2021 e dalla fine della transizione concordata con Bruxelles, un drastico quanto contestato giro di vite sugli ingressi futuri dei migranti "a bassa qualificazione", senza contratto di lavoro preventivo e deboli nella lingua inglese: inclusi quelli che dal prossimo anno busseranno alle porte dell'isola dall'Italia.

Ben accetta, invece, la mano d'opera qualificata, quale appunto quella di medici e dei professionisti in genere.  La riforma, messa in cantiere da tempo dal governo di Boris Johnson secondo un'interpretazione tutta british del modello di filtro a punti degli ingressi ideato in Australia, suscita polemiche nel Regno - dal mondo sindacale, a quello di alcune categorie imprenditoriali, alle opposizioni in Parlamento - e allarmi al di là della Manica. Ma è stata illustrata e difesa oggi a spada tratta dalla ministra dell'Interno, Priti Patel, figlia d'immigrati indiani e falco della destra Tory più euroscettica, appena confermata nell'incarico.

Stando ai piani di Downing Street, la fine della libertà di movimento con il resto dell'Europa segnerà l'avvio di una nuova era nella quale non basterà più la carta d'identità per entrare nel Regno, anche solo a fini turistici, ma occorrerà il passaporto. E soprattutto s'imporrà l'obbligo d'un visto per chi vorrà fermarsi più a lungo nel Paese per lavorare, che potrà essere concesso solo ai richiedenti - europei e non - a cui verrà attribuito uno score minimo di 70 punti. Il sistema di punteggio è concepito per favorire l'afflusso di persone "di talento" e ridurre invece gli arrivi di chi ad esempio - come succede oggi a numerosi giovani italiani - mette un piede sull'isola senza conoscere bene l'idioma per cercare poi di farsi assumere in mansioni sottopagate tipo cameriere o lavapiatti per provare a impararlo.

E prevede l'assegnazione di 10 o 20 punti (a seconda delle diverse voce) soltanto a chi avrà già in tasca proposte d'impiego da 25.600 sterline all'anno in su (oltre 30.000 euro al cambio odierno), titoli di studio specifici (come i Phd), qualificazione per settori con carenza occupazionale nel Paese, padronanza della lingua. Le forze d'opposizione hanno contestato ad alta voce la stretta governativa, sostenendo che il modello australiano filtra ma incoraggia l'immigrazione utile, mentre le versione di BoJo e di Priti Patel minaccia di scoraggiarla tout court. Il Labour ha chiesto di garantire almeno eccezioni in settori strategici come la sanità, dove molti ruoli, specialmente infermieristici, sono coperti oggigiorno in buona larga parte da personale proveniente dall'estero. Mentre i Liberaldemocratici hanno accusato il governo addirittura di "xenofobia".

E la leader degli indipendentisti scozzesi dell'Snp, Nicola Sturgeon, first minister dell'esecutivo locale di Edimburgo, ha denunciato il rischio di conseguenze "devastanti", almeno a breve termine, per l'economia britannica e dalla Scozia in particolare. Reazioni allarmate sono venute pure dalla trincea tradunionista. Christina McAnea, sindacalista nel pubblico impiego, ha evocato "un disastro assoluto nel sistema sanitario nazionale" (Nhs) con queste modifiche e problemi generali di copertura occupazionale in altri settori in cui, anche con l'attuale afflusso di lavoratori immigrati, non si riesce a rispondere al momento alla domanda". Sulla stessa linea alcuni rappresentanti dell'agroalimentare britannico, a iniziare da Minette Batters, leader del Sindacato nazionale agricoltori, che ha detto di temere "conseguenze gravi" in una realtà nella quale "l'automazione non è ancora un'opzione praticabile".

La Confindustria del Regno Unito (Cbi) ha dal canto suo elogiato certi aspetti della riforma prossima ventura, non senza manifestare riserve sui rischi di limitazioni troppo stringenti per il reperimento di forza lavoro da parte del business. Patel ha tuttavia replicato che il mondo dell'impresa potrà contare ancora sugli oltre 3,2 milioni di cittadini Ue che già lavorano nel Regno (non toccati dalle nuove regole, al pari di coloro che si registreranno come residenti entro il 30 giugno 2021 attraverso il cosiddetto EU Settlement Scheme). E per il resto dovrà "abbandonare" la caccia al lavoro degli immigrati "a basso costo", investendo piuttosto sui lavoratori britannici o nello "sviluppo dell'innovazione tecnologica". Quasi come a dire: più robot e meno stranieri.

Il meccanismo a punti: così funziona

Meccanismo a punti sul modello australiano, conoscenza della lingua inglese, qualifica professionale adeguata, offerta di lavoro già in tasca. Sono i pilastri su cui si regge il nuovo sistema per l'immigrazione nel Regno Unito post Brexit illustrato dal governo di Boris Johnson e la cui applicazione è prevista a partire dal primo gennaio 2021, ovvero dopo il periodo di transizione per il divorzio dall'Ue. Un quadro regolatorio severissimo che non riguarda comunque gli stranieri già residenti in Gb, quindi anche i cittadini Ue in fase di registrazione per confermare il loro status entro la scadenza del 31 dicembre 2020. Ecco di seguito i dettagli sulle nuove regole.

I 70 PUNTI - La prima novità è la soglia calcolata secondo un sistema di punti: tutti i richiedenti - cittadini Ue e non - che vorranno vivere e lavorare nel Regno Unito dovranno essere in grado di cumulare i 70 punti previsti dal nuovo sistema affinché la loro richiesta di visto venga presa in considerazione. I punti verranno attribuiti sulla base di requisiti chiave, divisi tra l'altro in due categorie: 50 i punti base obbligatori. Di questi 20 verranno riconosciuti se si ha già un'offerta di lavoro, altri 20 se il richiedente potrà dimostrare specifiche competenze e un percorso di formazione, infine 10 punti per la conoscenza dell'inglese a livello base. Gli altri 20 punti, pur necessari, potranno però essere raccolti sulla base di più variabili, dal salario ai titoli di studio, al settore specifico in cui si verrà impiegati (per esempio un ambito in cui le autorità britanniche registrano una carenza di lavoratori).

LA CONOSCENZA DELL'INGLESE - Nel documento di 10 pagine che illustra in dettaglio il nuovo sistema di immigrazione si specifica che le frontiere britanniche saranno chiuse ai lavoratori non qualificati e che tutti i migranti che intendono entrare nel Paese devono parlare inglese.

LA GARANZIA DI LAVORO E SALARIO - Il salario minimo percepito da lavoratori qualificati che desiderano fare ingresso nel Regno Unito verrà ridotto da 30.000 a 25.600 sterline all'anno. Le nuove regole fisseranno tuttavia un tetto minimo a 20.480 sterline all'anno per coloro che verranno impiegati in settori specifici in cui si ritiene esserci una carenza di lavoratori. Un esempio fra tutti, gli infermieri.

CORSIA PREFERENZIALE PER I CERVELLI - Nel dibattito sulla Brexit da più parti in questi mesi si è fatto riferimento al prezioso contributo nel Regno Unito da parte di ricercatori e accademici provenienti da Paesi Ue e non solo. Un valore aggiunto cui evidentemente il governo di Londra non intende rinunciare, se si considera che il nuovo sistema proposto sembra riservare una sorta di corsia preferenziale a stranieri con certe caratteristiche, riconoscendo per esempio 20 punti a chi detiene un Phd in specifiche materie, come in quelle note come Stem: scienza, tecnologia, ingegneria e matematica.

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