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Il Covid-19 fa ripartire la sanità italiana

Cresce di nuovo il personale e vengono ricostruite le terapie intensive
Sanità pubblica

Di fronte al dilagare di casi di coronavirus l'Italia cerca di ricostruire le terapie intensive e tornare a far crescere le fila del personale sanitario. Ma deve fare i conti con anni di tagli, che si sono tradotti in una riduzione di posti letto, reparti ospedalieri e operatori sanitari. "In dieci anni sono stati tolti 37 miliardi alla sanità pubblica e, a farne le spese, sono stati soprattutto quei medici e quegli infermieri che ora si battono eroicamente per arginare l'emergenza in corso", spiega il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta. Questa "desertificazione ospedaliera", osserva Carlo Palermo, segretario del sindacato dei medici Anaao Assomed, "ha riguardato soprattutto le regioni del Sud", che rischiano ora di essere "ancor più fragili di fronte all'epidemia di Covid-19. "Ora si cerca di recuperare, ma per anni si è assistito a un grido di allarme inascoltato", osserva Cartabellotta.

"Dal 2010 al 2019, il finanziamento pubblico alla sanità ha rappresentato il capitolo di spesa pubblica più facilmente aggredibile" e "per scelte politiche, vi sono state destinate meno risorse di quelle programmate". Tutto questo, aggiunge, "è stato portato avanti da governi di colore diverso" e "almeno il 40% degli oltre 37 miliardi sottratti alla sanità pubblica, ovvero circa 15, sono stati 'scippati' al personale dipendente e convenzionato". Anni di finanziamenti "ridotti alla canna del gas", spiega Palermo, hanno portato a una riduzione del personale, avvenuta attraverso il blocco del turnover, più evidente nelle regioni meridionali. "Nel 2017 rispetto al 2009, secondo i dati della Ragioneria Generale dello Stato, si contavano 8.000 medici, 2.000 dirigenti sanitari e 36.000 infermieri e altri operatori sanitari in meno". Altro grande settore di tagli è stato quello dei posti letto.

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"Dal 2003 al 2017 - prosegue Palermo - ne sono tagliati circa 70.000. In Italia abbiamo in media 3 posti letto per acuti in ospedale per mille abitanti, che scendono a 2 nelle regioni del Sud. Numeri che spaventano se confrontati con una media europea del 5 per mille, e punte dell'8 per mille in Germania o del 6 in Francia". Questo si è tradotto anche in taglio dei reparti. "Centinaia sono stati eliminati o accorpati, tra cui moltissimi proprio nell'area di malattie infettive, terapia intensiva e pneumologia". Questa desertificazione ospedaliera, conclude Palermo, è stata messa in campo con i piani di rientro gestiti all'insegna di politiche economicistiche poco attente alla salute dei cittadini".

Sanità pubblica
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