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Sanità, spesa pubblica ferma al 6,3% del Pil: cresce il peso dei cittadini e dei fondi

Sanità pubblica Redazione politico sanitaria | 31/03/2026 17:27

Focus dell’Ufficio parlamentare di bilancio: aumenta la spesa privata e triplicano gli iscritti ai fondi sanitari, con effetti sull’equità del sistema.

Il Servizio sanitario nazionale rallenta, mentre cresce il peso della spesa privata e si espandono le forme di sanità integrativa. È il quadro che emerge dal Focus sul ruolo del mercato nel sistema sanitario italiano dell’Ufficio parlamentare di bilancio, che fotografa un progressivo riequilibrio tra pubblico e privato.

Spesa pubblica stabile, cittadini sempre più coinvolti nei costi

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Dopo essere scesa dal 6,6% al 6,3% del Pil tra il 2012 e il 2019, la spesa sanitaria pubblica ha raggiunto il picco del 7,3% nel 2020, per poi tornare al 6,3% nel 2024. Parallelamente, si è ridotta l’incidenza della spesa pubblica sul totale della spesa sanitaria, attestandosi al 73,1%, a fronte di una media europea pari all’80%.

Di segno opposto l’andamento della spesa diretta delle famiglie, che ha raggiunto il 23,6% del totale, circa nove punti sopra la media Ue. Un dato che segnala un coinvolgimento crescente dei cittadini nel finanziamento delle cure.

Fondi sanitari: crescita e cambio di funzione

Tra le tendenze più rilevanti degli ultimi anni, il Focus segnala l’espansione delle forme di sanità integrativa. Gli iscritti ai fondi sanitari sono passati da 5,8 milioni nel 2013 a 16,3 milioni nel 2023.

Nell’ultimo anno disponibile, tali fondi hanno erogato oltre 3 miliardi di euro, di cui quasi due terzi riferibili a prestazioni di natura sostitutiva, e non integrativa, rispetto a quelle garantite dal Ssn.

Disuguaglianze territoriali e per reddito

Il documento richiama inoltre l’attenzione sulle possibili ricadute in termini di equità. Il welfare aziendale in ambito sanitario risulta infatti più diffuso tra lavoratori con rapporti stabili, redditi medio-alti e occupati in imprese di medie e grandi dimensioni, prevalentemente nelle regioni del Nord.

Analoghe criticità emergono sul fronte delle detrazioni fiscali per spese sanitarie, che hanno comportato un onere per il bilancio pubblico di circa 4,6 miliardi, con benefici concentrati soprattutto tra i lavoratori dipendenti con redditi medio-alti.

Personale e ricorso al privato

La sofferenza del sistema pubblico emerge anche dai dati sul personale. Tra il 2009 e il 2017 il Servizio sanitario nazionale ha perso circa 46.500 dipendenti. Solo con la pandemia si è registrata un’inversione di tendenza, con un aumento di oltre 62.300 unità tra il 2019 e il 2024.

Nonostante ciò, la crescita complessiva dell’occupazione sanitaria è stata sostenuta in misura prevalente dalla componente privata. A fronte di un incremento complessivo del 18% dei lavoratori dipendenti, l’occupazione nel Ssn è cresciuta del 5%.

A questi fenomeni si accompagna un ricorso crescente all’esternalizzazione e all’acquisto di prestazioni da soggetti privati, nonché all’impiego di lavoro flessibile. La spesa per i cosiddetti "gettonisti" ha raggiunto, secondo i dati Anac, i 2,1 miliardi di euro nel periodo 2019-2024.

Il quadro che emerge è quello di un sistema che, pur mantenendo un impianto universalistico, vede crescere progressivamente il ruolo di strumenti e canali paralleli di accesso alle cure.

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