
Aiuta i malati gravi ma non riduce la mortalità in modo significativo
Il tolicizumab, il farmaco per l'artrite reumatoide che si sta sperimentando sui malati di Covid-19, può essere utile nei malati gravi prima del ricovero in terapia intensiva, ma non riduce in modo significativo la mortalità a 28 giorni rispetto ai pazienti trattati con la terapia standard. E' quanto emerge da uno studio coordinato da Lorenzo Dagna, dell'ospedale San Raffaele di Milano, e pubblicato sullo European Journal of Internal Medicine. Si tratta del primo studio su questo farmaco contro il Covid-19 a prevedere un gruppo di controllo, a cui è stato cioè somministrato solo il protocollo farmacologico standard per i malati con quest'infezione ricoverati presso l'ospedale.
La sperimentazione è stata condotta su 65 pazienti gravi ricoverati fuori dei reparti di terapia intensiva, la maggior parte dei quali maschi, di 60-65 anni. Di questi, 33 hanno ricevuto solo la terapia 'standard' (idrossiclorochina e gli antivirali lopinavir/ritonavir) e 32 sono stati trattati, oltre alla terapia standard, anche tocilizumab. "I risultati ottenuti con tocilizumab, sebbene incoraggianti, hanno mostrato un miglioramento clinico globale e una riduzione della mortalità non statisticamente significativa rispetto alla terapia standard", spiega Corrado Campochiaro, primo autore dello studio. Nei pazienti trattati con tocilizumab, infatti, si è registrato un miglioramento clinico nel 69% dei casi rispetto al 61% di chi non lo aveva ricevuto. Ciò significa, aggiunge Dagna, "che il tocilizumab può essere uno dei farmaci da usare contro il Covid, ma non è la panacea".
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