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Prorogate le scadenze fiscali di giugno

Intanto si discute sulla riforma Irpef: gli scenari
Professione

Un nuovo Dpcm in arrivo prorogherà le scadenze fiscali di giugno. Il ministero dell’Economia ha annunciato che farà slittare le scadenze fiscali che interessano circa 4,5 milioni di contribuenti, professionisti e autonomi, per un gettito complessivo stimato in 29 miliardi di euro.

Irpef, scadenza prorogata di 20 giorni

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“Per tener conto dell’impatto dell’emergenza Covid-19 sull’operatività dei contribuenti di minori dimensioni e, conseguentemente, sull’operatività dei loro intermediari è in corso di emanazione il Dpcm che proroga il termine di versamento del saldo 2019 e del primo acconto 2020 ai fini delle imposte sui redditi (Irpef) e dell’IVA, per i contribuenti interessati dall’applicazione degli Indici Sintetici di Affidabilità (ISA), compresi quelli aderenti al regime forfetario” si legge nella nota pubblicata dal Mef.

Un’altra misura essenziale di sostegno in questa post emergenza Covid in cui gli italiani faticano a ripartire. Il decreto sposta la scadenza del pagamento dell’Irpef e dell’Ires di 20 giorni, dal 30 giugno al 20 luglio.

Il piano di Gualtieri

La proroga arriva poi in giorni caldissimi sul fronte Irpef. Il Governo, e nello specifico il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri, sta lavorando a un piano di riforma su cui per ora vige ancora molta incertezza, ma che lascia intravedere l’idea di fondo.

“Al vecchio slogan ‘pagare meno pagare tutti’ io ci credo”, aveva detto Gualtieri, precisando che dopo aver messo in campo tutte le forze per fronteggiare l’emergenza sanitaria, priorità del Governo sarebbe stato proseguire proprio verso l’obiettivo di una riforma fiscale più incisiva.

Riforma Irpef, le ipotesi

Mentre il Governo è impegnatissimo anche a discutere la nuova Iva, riguardo all’Irpef si discute di ridurre e accorpare da cinque a quattro le aliquote, in particolare le due centrali del 38% per redditi annui tra 28mila e 55mila mila euro, e del 41% per redditi tra 55mila e 75mila euro in una unica del 36%. Proposta che, però, non piace a tutti, perché di fatto interesserebbe appena 8 milioni di italiani.

Altra opzione sul tavolo, il modello tedesco che cancella aliquote e scaglioni. Questi verrebbero sostituiti con un algoritmo in grado di attribuire a ciascun contribuente una propria aliquota di base in un certo senso “personalizzata”.

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