
Il coronavirus continua a mutare poco meno della metà di quanto accade con il virus dell'influenza
Sono sei i ceppi principali del coronavirus SarsCoV2, che però, complessivamente, continua a mutare poco. Il che è una buona notizia per lo sviluppo di terapie e vaccini. Lo spiega lo studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Microbiology da Daniele Mercatelli e Federico Giorgi, dell'Università di Bologna. La ricerca si basa sull'analisi di 48.635 genomi del coronavirus isolati nei laboratori di tutto il mondo, che hanno permesso di tracciare la distribuzione geografica e la frequenza delle diverse mutazioni. Il primo dato è che il coronavirus continua a mutare poco, circa 7 mutazioni in media a campione, meno della metà di quanto accade con il virus dell'influenza. "Questo ci dice che le cure in sviluppo, a partire dal vaccino, potrebbero essere efficaci per tutti i ceppi virali esistenti", commenta Giorgi. I sei ceppi virali individuati sono L, quello originale di Wuhan, rilevato a dicembre 2019. La prima mutazione - il ceppo S - è comparsa a inizio 2020, mentre a metà gennaio sono stati isolati i ceppi V e G.
fonte: Frontiers in Microbiology
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