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Covid: sei i ceppi del virus diffusi nel mondo

Infettivologia Redazione DottNet | 28/07/2020 18:23

Il coronavirus continua a mutare poco meno della metà di quanto accade con il virus dell'influenza

Sono sei i ceppi principali del coronavirus SarsCoV2, che però, complessivamente, continua a mutare poco. Il che è una buona notizia per lo sviluppo di terapie e vaccini. Lo spiega lo studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Microbiology da Daniele Mercatelli e Federico Giorgi, dell'Università di Bologna. La ricerca si basa sull'analisi di 48.635 genomi del coronavirus isolati nei laboratori di tutto il mondo, che hanno permesso di tracciare la distribuzione geografica e la frequenza delle diverse mutazioni. Il primo dato è che il coronavirus continua a mutare poco, circa 7 mutazioni in media a campione, meno della metà di quanto accade con il virus dell'influenza. "Questo ci dice che le cure in sviluppo, a partire dal vaccino, potrebbero essere efficaci per tutti i ceppi virali esistenti", commenta Giorgi. I sei ceppi virali individuati sono L, quello originale di Wuhan, rilevato a dicembre 2019. La prima mutazione - il ceppo S - è comparsa a inizio 2020, mentre a metà gennaio sono stati isolati i ceppi V e G.

Da quest'ultimo a fine febbraio sono derivati i ceppi GR e GH, che "tutti insieme rappresentano il 74% di tutte le sequenze genomiche analizzate e sono caratterizzati da quattro mutazioni". A livello geografico, il ceppo G e il ceppo GR sono i più diffusi in Italia e in Europa. In particolare il ceppo GH sembra essere assente sul territorio italiano, mentre è molto presente in Francia e in Germania. In Nord America invece il ceppo prevalente è GH, mentre in Sud America il ceppo GR. In Asia, dove si è diffuso inizialmente il ceppo L originario di Wuhan, sta oggi aumentando la diffusione dei ceppi G, GH e GR, comparsi all'inizio di marzo. I ricercatori hanno poi individuato alcune mutazioni rare, che "sono meno dell'1% del totale dei genomi sequenziati", precisa Giorgi. "Ma è importante - conclude - continuare a studiarle per identificarne la funzione e tenerne sotto controllo la frequenza".

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fonte: Frontiers in Microbiology

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