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Un italiano su dieci potrebbe già avere avuto il Covid

Secondo uno studio dell'Università Cattolica la letalità del virus sarebbe più bassa
Infettivologia

Oltre 5 milioni di italiani (ovvero quasi il 10% della popolazione) potrebbe aver già avuto il SARS-CoV-2, molti di più, quindi, rispetto alle stime ufficiali.È il risultato di uno studio pubblicato sulla rivista Science of the Total Environment e condotto da Giuseppe Arbia del Dipartimento di Scienze Statistiche della Facoltà di Economia, dell'Università Cattolica di Roma, in collaborazione con Francesca Bassi dell'Università di Padova e di Piero Demetrio Falorsi dell'ISTAT. In base a questa stima, la letalità del virus potrebbe essere di molto inferiore a quella stimata ufficialmente. Secondo i dati della protezione civile, infatti, la letalità sarebbe del 9,5%, secondo l'indagine sierologica dell'ISTAT del 2,4% e "secondo le nostre stime si abbasserebbe addirittura allo 0,6% ovvero 6 persone su mille", rileva Arbia.

Attualmente, spiega, non è possibile avere una stima precisa del numero di persone entrate finora in contatto con il SARS-CoV-2 e quindi anche della letalità del virus (che è il rapporto tra i decessi e il numero di persone contagiate). Il problema, aggiunge, è che ad oggi in Italia i tamponi vengono effettuati soprattutto sui sintomatici (tamponi da sospetto clinico) e su quanti sono entrati in contatto con un caso positivo, mentre sono pochi i tamponi di screening sugli asintomatici. Quindi una quota consistente di positivi (con pochissimi o senza sintomi) sfugge alle statistiche. "Nel nostro lavoro - spiega Arbia - abbiamo tentato di ovviare a questa distorsione dei dati proponendo un modello statistico diverso", che di fatto tenga conto della struttura per sesso ed età della popolazione italiana. In altre parole, ad esempio, dato che gli individui più giovani rientrano raramente nei dati ufficiali in quanto più spesso sono asintomatici e quindi semplicemente non sono scoperti - spiega l'esperto - nel nostro modello vengono pesati maggiormente" (come se ogni giovane risultato positivo valesse di più di un individuo positivo di età maggiore).

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Sulla base di questo modello, risultano 5.263.000 (ovvero un po' meno del 10% della popolazione) le persone entrate in contatto col virus, molte di più di quelle stimate con i dati ufficiali della Protezione Civile (381.602), e del 1.482.000 stimati dall'indagine sierologica condotta dall'ISTAT.  "Il dato che emerge dalla nostra ricerca - continua Arbia - è peraltro in linea con le stime dell'Imperial College di Londra e con quelle diffuse da Mike Ryan dell'Organizzazione mondiale della sanità (OMS), le quali convergono nell'affermare che i contagiati sarebbero, appunto, il 10% circa della popolazione mondiale". In base a questa stima, la letalità del virus sembrerebbe più bassa in Italia e pari allo 0,6%, sottolinea l'esperto, ricordando che la spagnola del 1918 ha avuto una letalità del 4%, e che quella dell'influenza stagionale si aggira annualmente intorno allo 0,1%.

La letalità del Covid19, dunque, sarebbe sei volte superiore a quella di una comune influenza stagionale.Inoltre, lo studio suggerisce anche che l'età media dei contagiati è di 46 anni, contro la stima di 41 anni che emerge dal dato del Ministero della Salute calcolato sulla base dei tamponi effettuati.  Infine la nuova stima suggerisce che il virus circola molto più di quello che pensiamo, quindi che è maggiormente elevato il rischio di ulteriore trasmissione rapida e incontrollata, conclude. 

fonte: università Cattolica,  Science of the Total Environment

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