
Dalla gestione della normotermia all’uso integrato delle tecnologie: al Senato il confronto tra istituzioni e società scientifiche sulle strategie per ridurre le infezioni del sito chirurgico e i costi per il sistema sanitario.
Le infezioni del sito chirurgico rappresentano ancora oggi una delle principali criticità della sicurezza ospedaliera. Secondo i dati diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, queste complicanze costituiscono circa il 10,5% delle infezioni correlate all’assistenza (ICA), con un impatto significativo sia sugli esiti clinici dei pazienti sia sulla sostenibilità del sistema sanitario.
L’insorgenza di un’infezione post-operatoria può prolungare la degenza fino a 17 giorni e determinare un aumento dei costi assistenziali fino al 50% nei casi ordinari, con spese che possono raddoppiare nelle situazioni più complesse. Nonostante ciò, una revisione sistematica evidenzia che fino al 55% di questi episodi potrebbe essere evitato attraverso l’applicazione rigorosa di pratiche preventive basate su evidenze scientifiche.
Il tema è stato al centro di un confronto istituzionale promosso al Senato dal senatore Ignazio Zullo, presidente dell’intergruppo parlamentare dedicato alla prevenzione delle ICA. L’obiettivo è favorire un cambio di paradigma che renda strutturali e omogenee, su tutto il territorio nazionale, le misure di contenimento delle complicanze chirurgiche.
Tra gli interventi considerati prioritari figura la gestione della normotermia nel periodo perioperatorio. Studi recenti indicano che un controllo sistematico della temperatura corporea prima, durante e dopo l’intervento potrebbe generare risparmi per il Servizio sanitario nazionale fino a 60 milioni di euro nell’arco di tre anni, riducendo al contempo il rischio infettivo.
Dal confronto con le principali società scientifiche è emersa la necessità di integrare strumenti tecnologici avanzati, rafforzare la presenza di personale dedicato alla prevenzione e introdurre indicatori misurabili nei sistemi di valutazione delle performance sanitarie. Un ruolo chiave sarà svolto anche dallo sviluppo di piattaforme informative interoperabili per la raccolta e la condivisione dei dati clinici, oltre al potenziamento della sorveglianza post-dimissione, anche tramite modelli di telemedicina.
Ulteriori raccomandazioni riguardano l’adozione di protocolli standardizzati lungo tutto il percorso chirurgico, l’investimento nella formazione continua degli operatori e campagne di sensibilizzazione rivolte alle strutture sanitarie.
In questa prospettiva, il futuro Piano nazionale per la prevenzione e il controllo delle infezioni correlate all’assistenza è destinato a diventare lo strumento di coordinamento strategico per garantire l’implementazione uniforme delle misure preventive nelle diverse realtà regionali. Un passaggio ritenuto fondamentale per trasformare le linee guida esistenti in standard operativi vincolanti e migliorare concretamente la sicurezza dei pazienti.
Un caso isolato, nessuna trasmissione, nessuna criticità. Eppure apertura di home page. Perché la comunicazione sanitaria continua a trasformare segnali irrilevanti in allarmi impliciti.
Un caso isolato, nessuna trasmissione, nessuna criticità. Eppure apertura di home page. Perché la comunicazione sanitaria continua a trasformare segnali irrilevanti in allarmi impliciti.
Al via su Eduiss due corsi Fad dell’Istituto superiore di sanità per prevenire e controllare le infezioni nelle Rsa, rivolti a operatori e dirigenti.
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