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Anaao boccia il recovery fund: troppo poco per la sanità

Sanità pubblica Redazione DottNet | 09/12/2020 13:48

Speranza: “Porterò con forza la questione dell'aumento dei fondi per la sanità al Consiglio dei ministri”

È un fatto grave che il Recovery Plan del Governo preveda di destinare alla sanità appena il 4,3% delle risorse del programma europeo Next Generation. Un fatto grave ma certo non inatteso, specie per chi, come l’Anaao Assomed, ha da subito, ma invano, chiesto i 37 mld del MES, temendo che nella ripartizione del fondo generale la sanità pubblica avrebbe fatto, tra tanti vasi di ferro, il vaso di coccio, cui destinare le briciole, se non gli avanzi.

È chiaro – sostiene l’Anaao Assomed - che il Governo non ritiene, nemmeno ora, la sanità, specialmente quella ospedaliera, una priorità dell’agenda politica e sceglie di chiudere gli occhi davanti alle difficoltà storiche e alle evidenti falle strutturali, amplificate e messe a nudo dalla pandemia, di un SSN che non riesce più a garantire accessibilità, equità e qualità delle prestazioni erogate.

Al cui interno il lavoro dei medici e dirigenti e sanitari, in ospedale e nei servizi territoriali, non è più attrattivo, fino a rendere la pensione un traguardo agognato e irresistibili le sirene del privato e delle convenzioni, anche per il vantaggio fiscale che lo stesso Governo si ostina a negare al mondo della dipendenza. Dopo le palate di retorica, le chiacchiere e gli annunci su una ritrovata centralità, la sanità pubblica viene lasciata alla deriva affossando il corposo e ambizioso piano di rilancio da 68 mld del Ministro della Salute.

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Il Recovery plan del Governo si ricorda dei medici unicamente per affermare che il loro numero è ‘superiore al valore europeo’ e che c’è solo ‘una carenza significativa in alcune specializzazioni’, tra le quali nemmeno cita l’emergenza/urgenza. Omettendo che si tratta di professionisti che sono i più anziani al mondo, pronti ad un massiccio esodo pensionistico, con scarse possibilità di sostituzione vista la fallimentare programmazione dei fabbisogni specialistici. La pandemia non ha insegnato niente a proposito delle conseguenze della carenza di capitale umano, prezioso quanto e più di quello economico, appena scalfita da 7.650 assunzioni, nella metà dei casi contratti usa e getta per medici non specialisti.

Il Governo non ha la percezione di quanto sta accadendo negli ospedali, della stanchezza, dello stress fisico e psichico, dell’angoscia e della frustrazione che accompagnano il triste corteo delle morti. Né ha a cuore le insopportabili attese dei cittadini malati di altro, spinti nelle braccia di un privato che si va riorganizzando come pilastro paritario.

Se questa è l’attenzione, politica ed economica, che il Governo riserva alla sanità pubblica e ai suoi operatori, non resisteremo né alla seconda né alla terza ondata della tremenda sfida imposta dalla pandemia. Come del resto il record di mortalità tra i paesi europei preannuncia. E si apre una sconnessione tra mondo sanitario e Governo, al quale sarà addebitata la responsabilità di impedire, di fatto, il risorgimento della sanità pubblica nazionale, negandole, perfino, le risorse e le opportunità messe a disposizione dalla UE.

Se vogliamo tutelare la salute come ‘fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività’, come recita la Costituzione, non è possibile prescindere, come proposto dal Ministro Speranza in una recente audizione alla Commissione Sanità del Senato, da un consistente incremento delle risorse, senza il quale il futuro di un Servizio sanitario pubblico e nazionale, e con esso il destino del diritto alla salute di tutti i cittadini, semplicemente non esiste.

Speranza replica: “Porterò con forza la questione dell'aumento dei fondi per la sanità al Consiglio dei ministri” aggiungendo che la questione “non è di governance”, ma “una questione di merito” e per questo, dice, “chiederò con forza ulteriori risorse”, perché “la cifra di 9 miliardi deve assolutamente crescere”.
 

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