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Nel 2020 calano i trapianti: meno 400 per le opposizioni

Sanità pubblica

I pesanti effetti della pandemia non hanno risparmiato il sistema dei trapianti e delle donazioni d'organo, che nel 2020 ha pagato un duro prezzo al virus: 400 in meno gli interventi effettuati, mentre si è assistito ad un crollo dei donatori effettivi che ha riportato il Paese al tasso di 5 anni fa. Non solo: le opposizioni, ovvero i no alla donazione registrati sulle carte di identità, hanno toccato quota 33,6%, la percentuale più alta di sempre.  Questa la fotografia rilanciata dal Report 2020 del Centro nazionale trapianti (Cnt), che sottolinea tuttavia come la rete italiana dei trapianti abbia retto all'urto della pandemia, con una frenata brusca ma contenuta: i 400 trapianti in meno rappresentano infatti un -10% rispetto al 2019, ma i dati complessivi dimostrano una sostanziale tenuta del sistema.

Basti pensare, rileva il direttore Cnt Massimo Cardillo, che "in Francia e Germania il calo di questi interventi è stato intorno al 20%".

Così, i trapianti sono stati 3.441, precisamente 373 in meno sul 2019. Le segnalazioni di potenziali donatori in rianimazione sono infatti calate dell'11,5% e questo ha portato a una diminuzione del 10,4% dei prelievi di organo da donatori deceduti (1.236 contro i 1.379 del 2019). A questo dato si aggiunge anche una diminuzione delle donazioni da vivente (294, -19.2%). Preoccupante è stato il crollo dei donatori effettivi (soggetti deceduti nelle terapie intensive e che hanno donato gli organi): il tasso è stato di 20,5 donatori per milione di abitanti, che riporta l'Italia indietro di cinque anni poichè era dal 2016 che questo indicatore era stabilmente sopra quota 21 (l'anno scorso 22,8). La spiegazione di questo calo, chiarisce Cardillo, sta "innanzitutto nel sovraccarico delle rianimazioni per la pandemia.

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Le rianimazioni, cioè, sono state quasi completamente assorbite dai casi Covid e ciò in vari casi ha reso impossibile per i reparti e gli ospedali organizzare la complessa procedura dell'espianto e trapianto d'organo. Inoltre, sono diminuiti i soggetti deceduti nelle terapie intensive con caratteristiche compatibili con la donazione, ovvero deceduti per traumi, come gli incidenti stradali, o per emorragia cerebrale". Parallelamente, inoltre, sono aumentate anche le opposizioni alla donazione nelle registrazioni di volontà dei cittadini attraverso le carte d'identità rilasciate dai comuni. Nel 2020 ha detto di no alla donazione il 33,6% dei dichiaranti, mai così tanti (erano il 32,5% nel 2019). A registrare il diniego sono soprattutto gli over 60, mentre è più alta la propensione alla donazione tra i giovani adulti (tra i 30-40enni il consenso è al 75%). Sono le donne ad essere più generose, con un'opposizione ferma al 29,8% contro il 32,2% degli uomini. La Toscana si conferma la regione con il più alto tasso di donazione (42,6 donatori per milione di abitanti), mentre la regione che ha effettuato più interventi è la Lombardia (652) seguita da Veneto (557) e Piemonte (444).

Ma il 2020 è stato anche l'anno delle 'prime volte': è stato infatti effettuato il primo trapianto italiano di utero, il primo trapianto di polmoni su un paziente Covid effettuato in Ue ed i primi trapianti al mondo di fegato da donatori a pazienti positivi. In questi "duri mesi di pandemia, il nostro Cnt non ha mai smesso la sua fondamentale attività al servizio della salute dei cittadini: nonostante le difficoltà di questo periodo, la Rete trapiantologica ha assicurato ai pazienti una continuità assistenziale di altissimo livello", ha affermato il ministro della Salute Roberto Speranza. La rete dei trapianti in Italia, cioè, "è solida, ma ora bisogna ridurre le opposizioni", ha avvertito Cardillo. Si tratta di un dato che "rischia di essere insostenibile sul lungo periodo ed è tempo - conclude - di affrontare strutturalmente il problema rafforzando l'informazione ai cittadini".

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