
Italia più longeva ma con più cronicità: oltre 24 milioni di malati e anni in buona salute fermi a 58. Terzo settore chiede riforme.
L’Italia vive più a lungo, ma convive più a lungo con le malattie. È l’inconfutabile dato che emerge dal Libro bianco sulla cronicità e la non autosufficienza promosso dall’Associazione Peripato e dalla Fondazione Anthem, che richiama l’attenzione sul divario tra aspettativa di vita e anni vissuti in buona salute.
"Sebbene la speranza di vita in Italia sia tra le più elevate al mondo, quella in buona salute si ferma drasticamente a 58 anni", afferma Silvio Brusaferro, ordinario di Igiene e medicina preventiva all’Università di Udine ed ex presidente dell’Istituto superiore di sanità. "Questo implica oltre venticinque anni di vita trascorsi con malattie o disabilità".
Un Paese sempre più anziano
Il dato si inserisce in un quadro demografico in rapido cambiamento. "L’Italia è un Paese sempre più anziano, con 14,8 milioni di over 65 e un’età media di 49 anni, quattro in più rispetto alla media europea", osservano Sergio Harari, presidente dell’Associazione Peripato e professore di Medicina interna all’Università di Milano, e Stefano Paleari, presidente della Fondazione Anthem e professore di Public management all’Università di Bergamo.
Una trasformazione che, inevitabilmente, "incide profondamente sulla domanda di servizi sanitari, assistenziali e previdenziali".
Oltre 24 milioni di cronici e sistema sotto pressione
Secondo il documento, oltre 24 milioni di italiani convivono con almeno una patologia cronica, mentre la non autosufficienza è destinata a crescere in modo significativo nei prossimi anni.
"Entro il 2043 si stima che 6,2 milioni di over 65 vivranno soli", evidenzia Luca Degani, presidente Uneba Lombardia, indicando una prospettiva che mette in discussione i modelli attuali di assistenza.
Il sistema si regge già oggi su una componente rilevante di supporto informale, con oltre 8,5 milioni di caregiver familiari e circa 800mila assistenti domiciliari. Un terreno già oggetto di dibattito per la discussione attorno alla legge per l’istituzionalizzazione della figura del caregiver.
Tecnologia e integrazione per cambiare modello
Il Libro bianco individua nella riorganizzazione dei servizi e nell’innovazione digitale li principali strumenti di intervento.
"L’introduzione dell’intelligenza artificiale e il potenziamento del Fascicolo sanitario elettronico permetteranno di passare da una medicina a silos a una presa in carico globale", spiega Guido Cavaletti, ordinario di Anatomia umana e prorettore vicario dell’Università Milano-Bicocca.
Sul piano organizzativo, viene indicata la necessità di rafforzare l’integrazione tra ospedale e territorio. "Occorre abbattere le barriere tra i diversi livelli di assistenza e costruire reti in grado di seguire il paziente lungo tutto il percorso di cura", sottolinea Rosanna Tarricone, docente della SDA Bocconi School of Management.
Il tema della sostenibilità
Il quadro delineato, secondo gli estensori del documento, impone una revisione dei modelli attuali. "Agire ora significa trasformare quello che oggi viene definito un ‘silver tsunami’ in un’opportunità di rinnovamento per il Paese", conclude Cristina Messa, ordinario di Diagnostica per immagini all’Università Milano-Bicocca e direttrice scientifica della Fondazione Don Carlo Gnocchi.
Una lettura che si inserisce nel solco dei dati più recenti dell’Istat: all’aumento della longevità si accompagna infatti una crescente diffusione delle patologie croniche, sempre più concentrate nelle età avanzate, con un impatto diretto sui bisogni assistenziali e sull’organizzazione dei servizi.
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