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Fse 2.0, Snami sul Profilo sanitario sintetico: “Utile solo se non diventa burocrazia per i medici”

Il sindacato dei medici di famiglia interviene sul Pss: rischio nuovi carichi amministrativi senza interoperabilità e automazione.
Sanità Digitale

E se la digitalizzazione, invece di semplificare il lavoro dei medici di medicina generale, si traducesse in un ulteriore carico burocratico? È questo il dubbio sollevato dallo Snami a proposito del Profilo sanitario sintetico (Pss), uno degli strumenti previsti dal Fascicolo sanitario elettronico 2.0.

Cos’è il Profilo sanitario sintetico e perché è centrale

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Il Profilo sanitario sintetico è un documento clinico digitale, che va aggiornato dal medico di famiglia, nel quale sono raccolte le informazioni essenziali del paziente: patologie, terapie in corso, allergie, anamnesi e altri elementi utili alla presa in carico.

L’obiettivo è garantire una sintesi sempre disponibile e condivisibile tra i diversi livelli del sistema sanitario, migliorando la continuità assistenziale, l’appropriatezza delle cure e l’accesso alle informazioni cliniche.

Proprio per il suo ruolo nel flusso di lavoro del medico di medicina generale, il Pss rappresenta uno degli passaggi più delicati dell’intero processo di digitalizzazione.

Snami: "Non scaricare sui medici attività manuali complesse"

"Il Pss può essere uno strumento utile per migliorare continuità assistenziale, appropriatezza e condivisione delle informazioni cliniche, ma solo se costruito su sistemi interoperabili e automatizzati", afferma Matteo Picerna, dirigente nazionale Snami.

"Non è pensabile scaricare sui medici di famiglia attività manuali complesse e dispendiose in termini di tempo, sottraendo energie alla cura quotidiana dei pazienti", aggiunge.

Interoperabilità e organizzazione: le criticità operative

Secondo il sindacato, le difficoltà non sono teoriche ma risultano già evidenti nella pratica quotidiana: il mancato dialogo tra le piattaforme informatiche, la presenza di procedure diverse da territorio a territorio, la difficoltà nell’aggiornamento dei dati e l’assenza di un riconoscimento del lavoro aggiuntivo richiesto ai medici.

Un insieme di elementi che rischia di trasformare uno strumento pensato per la clinica in un ulteriore adempimento amministrativo.

"Servono investimenti e riconoscimento del lavoro professionale"

"Ogni processo di digitalizzazione sanitaria deve essere accompagnato da investimenti seri, formazione qualificata e valorizzazione economica del tempo professionale impiegato", sottolinea Simona Autunnali, dirigente nazionale Snami.

"Non si può immaginare che nuovi adempimenti vengano introdotti senza organizzazione, risorse e strumenti realmente efficienti", aggiunge.

Digitalizzazione e tempo di cura: il tema di fondo

"Il medico deve restare centrato sul paziente. La tecnologia ha senso solo quando libera tempo di cura e migliora concretamente il servizio ai cittadini", conclude Simona Autunnali.

Il tema, in prospettiva, riguarda l’equilibrio tra innovazione tecnologica e attività clinica: non l’introduzione di nuovi strumenti in sé, ma la loro capacità di integrarsi nei processi di lavoro senza appesantirli, evitando che la digitalizzazione si traduca in un ulteriore fattore di complessità per la medicina del territorio.

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