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Serve una nuova dose di vaccino per i sanitari: copertura a rischio

Infettivologia Redazione DottNet | 21/07/2021 20:52

Cascio: "C'è il rischio che medici e infermieri possano infettarsi quando la copertura vaccinale sarà più debole"

Mentre si sta lavorando ad un provvedimento per estendere "oltre i sei mesi" il limite temporale, per le persone guarite da Covid-19, per poter fare una dose unica di vaccino, come ha annunciato il sottosegretario alla Salute Andrea Costa a 'Radio Anch'io', c'è molta preoccupazione tra medici, infermieri ed operatori sanitari in genere, i quali avendo completato le dosi di vaccino, ormai da alcuni mesi, si avviano alla scadenza della copertura vaccinale.     Per coloro che sono stati colpiti dal Covid-19, la norma attuale prevede un'unica dose somministrata entro i sei mesi dall'infezione, superati i quali ne vanno fatte due.

Ma dal fronte degli ospedali arriva una forte preoccupazione: i sanitari sono stati tra i primi ad essere sottoposti al vaccino e proprio a loro scadrà quanto prima la copertura, dunque saranno i più esposti al rischio contagi. Le regole stabilite dal Parlamento europeo fissano a 9 mesi la durata del green pass dopo la seconda dose di vaccino e 6 mesi per chi è guarito dal Covid.

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"In effetti siamo davanti a un problema di carattere burocratico e a una questione di natura strettamente sanitaria - spiega il professore Antonio Cascio, direttore dell'unita' di malattie infettive del Policlinico di Palermo -. Perché il green pass ha una scadenza precisa e quindi se scade viene in qualche modo impedita la libertà di movimento delle persone. Ma inoltre - sottolinea Cascio - si pone il problema della possibilità che gli operatori sanitari, certamente molto più esposti a rischi di contagio, possano in qualche modo infettarsi quando la copertura vaccinale sarà più debole".   Nel frattempo, si attende il via libera dell'Aifa e del ministero della salute alla somministrazione della terza dose.  "A mio giudizio è possibile inoculare la terza dose a distanza di 11-12 mesi dalla prima, resta il problema aperto di quanti ancora non hanno ricevuto la prima dose e non sono pochi in Sicilia", conclude l'infettivologo.

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