
Solo in un 10% dei casi la malattia è ereditaria: nel 90% non lo è e non ci sono rischi per i familiari
Il possibile utilizzo della terapia genica si affaccia anche nella cura della Sla, la sclerosi laterale amiotrofica, di cui domenica si celebra la giornata nazionale. Vi sono degli studi preliminari che dimostrano che in una forma particolare di Sla legata a un gene denominato Sod1 - il primo scoperto nel 1993 e che rappresenta la causa della malattia nel 3% di tutte le forme - manipolando l’Rna del gene la malattia tende a fermarsi. A illustrare questa novità in un evento Ansa Incontra è il Mario Sabatelli, presidente della Commissione Medico Scientifica Aisla e direttore clinico del Centro Clinico Nemo Roma, area adulti, presso il Policlinico Gemelli.
“Si è concluso il secondo studio su un numero ancora più grande di persone e dovremmo avere i risultati a giorni – evidenzia Sabatelli - ma la sensazione è che ci siamo. Quindi con la terapia genica probabilmente, ed è una svolta storica per questa malattia, possiamo fermare la malattia in un sottogruppo di persone”. “La mia speranza - sottolinea l’esperto - è che questo poi porti a una sorta di ‘effetto domino’.
“La svolta - aggiunge - è stata all’inizio degli anni ‘90 quando si è cominciato a capire che in alcune forme vi era un’evidente causa genetica. Solo in un 10% dei casi però la malattia è ereditaria, nel 90% non lo è e non ci sono rischi per i familiari. Ma dalla ricerca sulle forme familiari si è scoperto che le predisposizioni genetiche hanno un ruolo fondamentale, anche se questo non significa che chi ha un’alterazione svilupperà la malattia
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