
Lo rivela uno studio condotto dal Mario Negri Irccs e pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Gerontology
Uno studio, condotto dai ricercatori dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri Irccs, all’interno della “misson” dell’Italian Institute For Planetary Health (IIPH), in collaborazione con la Fondazione Golgi Cenci e la Fondazione Mondino e finanziato dalla Fondazione Cariplo, pubblicato sulla rivista Journal of Gerontology, ha messo in luce il ruolo dell’acido ippurico come indicatore della fragilità nell’anziano in base al consumo di frutta e verdura in una popolazione italiana.
Lo studio metabolico, che, a partire dal 2012, ha valutato 433 soggetti di età compresa tra 76-78 anni, divisi equamente tra maschi e femmine e fragili e non fragili, ha evidenziato come la concentrazione, più o meno alta, nel sangue di acido ippurico, una molecola di derivazione alimentare, sia in grado di predire lo sviluppo della fragilità in una popolazione italiana anziana.
Oltre il 77% dei ricoverati ha più di 70 anni e quasi la metà dei reparti è in overbooking. Per gli internisti il problema non è emergenziale ma legato a organizzazione e territorio.
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La Commissione sull’Obesità Clinica raccomanda un nuovo approccio, con più sfumature, nel quale vengono usate in aggiunta al BMI anche delle misure del grasso corporeo
Andrea Montagnani è il nuovo presidente nazionale Fadoi: tra le priorità innovazione organizzativa, rafforzamento della medicina interna ospedaliera e integrazione tra ospedale e territorio.
Nelle RSA una pillola su tre viene triturata o divisa, ma il fenomeno riguarda anche il domicilio. Con tutti i rischi di inefficacia e tossicità.
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