
Autore di 335 pubblicazioni originali in extenso in lingua inglese, è anche presidente onorario della Società Italiana di Diabetologia
Professore ordinario di Medicina Interna presso l'Università 'La Sapienza' di Roma e direttore della UOC di Medicina Interna dell'Azienda Ospedaliera Universitaria 'Sant'Andrea' di Roma, il professor Giorgio Sesti è il nuovo presidente della Società Italiana di Medicina Interna (Simi). Autore di 335 pubblicazioni originali in extenso in lingua inglese, è anche presidente onorario della Società Italiana di Diabetologia, della quale ha ricoperto la carica di Presidente nel biennio 2016-2018, ed è inserito nella lista dei World's top 2% Scientists (aggiornata al 2021) secondo una ricerca bibliometrica della Stanford University (Usa).
L’Agenzia Italiana del Farmaco pubblica una guida sui nuovi analoghi GLP-1 e GIP/GLP-1 per diabete e obesità. Crescono consumi e aspettative, ma AIFA invita a riportarne l’utilizzo dentro una dimensione strettamente clinica
Fra le priorità: il riconoscimento dell’obesità come malattia cronica, l’inserimento nei LEA, la piena attuazione dell’obesità nel Piano Nazionale della Cronicità e il potenziamento della prevenzione
Chi vive con obesità ha un rischio molto più alto di eventi cardiovascolari e riospedalizzazioni.
Sono 13 milioni gli italiani con almeno due patologie. La multimorbilità cresce con l’età e si concentra negli over 75.
Le comunità microbiche che popolano l’intestino influenzano l’efficacia e la sicurezza dei farmaci. Una revisione internazionale evidenzia il potenziale della farmacomicrobiomica per rendere le terapie sempre più mirate e personalizzate.
Le società scientifiche portano ad Agenas e al Ministero della Salute un dossier: il 60% dei pazienti ha un'intensità di cura medio alta, ma i decreti li classificano ancora come "a bassa complessità"
Un editoriale su The Lancet riporta al centro le patologie del fegato. Giannini (SIGE): “Serve un cambio di strategia nelle politiche sanitarie”
Uno studio dell’Università di Bologna evidenzia come il progressivo abbassamento dei valori e le differenze tra linee guida possano influenzare percezione dei pazienti, scelte cliniche e ricorso alle cure
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