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Cauda: Novavax è un'arma in più, studi anche per il booster

“Verrà utilizzato per il ciclo primario della vaccinazione anti-Covid, ovvero per il ciclo a due dosi, ma è molto probabile che in tempi brevi si possa arrivare all’approvazione anche del booster con lo stesso vaccino"
Infettivologia

Il nuovo vaccino Novavax a base proteica, le cui somministrazioni inizieranno in Italia l’1 marzo, “rappresenta sicuramente un’arma in più e questa è una buonissima notizia, perchè è probabile  che una percentuale di italiani ancora esitante rispetto alla vaccinazione potrebbe aderirvi essendo rassicurata dalla formulazione più tradizionale di questo immunizzante”. A sottolinearlo è Roberto Cauda, infettivologo del Policlinico Gemelli di Roma e consigliere nel Sag (Scientific advisory group on infectious diseases) dell’Agenzia europea del farmaco (Ema).

Al momento, rileva, il Novavax “verrà utilizzato per il ciclo primario della vaccinazione anti-Covid, ovvero per il ciclo a due dosi, ma è molto probabile che in tempi brevi si possa arrivare all’approvazione anche del booster con lo stesso vaccino, perchè gli studi sono in atto”. Si tratta, precisa, di “studi pilota sull’impiego del Novavax per la terza dose booster, ma bisogna attendere i dati definitivi. Tuttavia, non vedo alcun problema da un punto di vista scientifico”.

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Quanto all’efficacia dell’immunizzante, “è simile a quella degli altri vaccini, tra l’80 e il 90%”. Non si hanno invece ancora dati certi rispetto alla durata della protezione garantita dal nuovo vaccino ma, precisa Cauda, “è verosimile che dal momento che Novavax utilizza la proteina Spike, come i vaccini a Rna, ci sia la possibilità che la protezione vaccinale nei confronti dell’infezione possa avere più o meno la stessa durata, ovvero circa 4 mesi”.

Sulla durata della protezione va comunque considerato che “è necessario seguire i soggetti nel tempo ed oggi, ad un anno dalle prime vaccinazioni, sappiamo che dopo 4 mesi c’è un declino degli anticorpi neutralizzanti con i vaccini mRna utilizzati finora”. Quanto infine all’ipotesi di un nuovo richiamo vaccinale, eventualmente anche annuale, per la popolazione generale, “ritengo che se si deciderà di procedere in tal senso – conclude Cauda – sarà necessario utilizzare dei vaccini aggiornati sulle varianti circolanti, e le aziende ci stanno lavorando”.

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